Storia e misteri della Chiesa dell’Ascensione a Chiaia

La “Chiesa dell’Ascensione a Chiaia”, situata in Piazzetta Ascensione, sorse nel 1360 insieme al convento dei Frati Celestini, per volontà di Niccolò di Alife, Gran Cancelliere del re Roberto d’Angiò.

Nonostante le numerose opere di carità portate avanti da Papa Clemente VI, prima, e da Papa Urbano VI, dopo, la chiesa, intorno al 1500, cadde in una profonda decadenza perdurata fino al 1617, l’anno della rinascita.

Secondo una leggenda, infatti, il 3 maggio 1617, nel giorno della festa dell’Ascensione, Michele Vaaz de Andrade, Conte di Mola e ricco commerciante di grano, sognò San Pietro Celestini porgergli la mano nel tentativo di difenderlo. Il giorno seguente, Michele Vaaz, accusato per frode ai danni del Regno, sfuggì all’arresto da parte degli agenti del viceré duca d’Ossuna, trovando protezione proprio nella chiesa dell’Ascensione, avendo chiesto diritto d’asilo, durato poi tre anni al termine dei quali fu assolto dopo un lungo processo.                                                                                                          Come segno di riconoscenza nei confronti dell’Ordine religioso, presso il quale il conte ricevette a lungo una completa protezione, Vaaz promise che avrebbe costruito una nuova chiesa per il convento dedicata a San Michele, il santo dal quale prese il nome, a Sant’Anna, dalla quale prese il nome la moglie, e a San Pietro Celestini.

Il progetto fu affidato a Cosimo Fanzago, il quale  portò a termine i lavori nel 1645, mentre gli interni decorativi furono realizzati da Luca Giordano e completati nel 1657. Successivamente anche la cupola subì importanti modifiche ad opera di Matteo Tramontano.                                                           

Circa due secoli più tardi, nel 1808, prima con il re Gioacchino Murate poi con la dinastia dei Borbone, fu ordinato lo scioglimento dell’Ordine dei Celestini, tutti i loro beni furono sequestrati, la chiesa  fu  requisita dallo Stato e destinata ad uso militare. Ciò rappresentò un’enorme perdita per migliaia di fedeli,  un sopruso troppo grande da accettare. Fu cosi che nel 1850 l’Arcivescovo di Napoli di quel tempo, riuscì a riprendere il controllo della chiesa elevandola a parrocchia. I fedeli entusiasti chiesero, però, che fosse ripristinato anche il titolo originario della chiesa, divenendo così “Parrocchia dell’Ascensione di San Michele”.                                                                                              

Ad oggi la chiesa si presenta, esternamente, con un pronao costituito da tre imponenti arcate grigie e bianche su pilastri. Internamente, invece, l’impianto è a croce greca, protetto da una grande cupola in lapillo e pozzolana. Vi sono tre grandi altari, quello maggiore fu realizzato da Aniello Gentile nel 1738, mentre quelli laterali da Giuseppe Bastelli nel 1754. Nella chiesa, inoltre, sono custodite due importantissime opere di Luca Giordano, realizzate intorno al 1657: la pala dell’altare maggiore mostra “San Michele sconfigge gli angeli ribelli”, mentre l’altare laterale di destra raffigura “Sant’Anna e la Vergine”. 

 

Andrea Andolfi

Foto di : Manuela Giannetti- Dionea Ruvo

 

 

                     

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