La Napoli Egizia e l’occulto Triangolo delle Forze

 

Gli Egizi: un popolo misterioso e glorioso che per millenni ha fatto parlare di sè e continua a farlo in ogni angolo della Terra. Anche Napoli non è sfuggita a questa magnifica cultura anzi, con i suoi culti e i suoi segreti fu un’ottima culla per i riti provenienti dalla magica terra forgiata dal sole e dalla sabbia.

Da dove cominciare?

Partiamo da una credenza che fruttò all’Egitto mummie e piramidi: l’aldilà.

Il culto dell’aldilà spinse gli antichi egizi a prendersi cura del corpo del defunto, per assicurargli una gloriosa vita oltre la morte, ed è un po’ quello che ritroviamo nel culto delle anime pezzentelle qui a Napoli, seppur trattato con estrema originalità come solo i Napoletani sanno fare.

Parlando di aldilà non possiamo che non parlare delle mummie, il simbolo forse più importante della cultura egiziana. Eppure anche nella cara Partenope la mummificazione era assai ricorrente, abbiamo anzi, due evoluzioni della stessa: il primo era appunto, il conosciutissimo rito della “scolatura dei corpi” che precedeva la sepoltura, il termine scolatura deriva dallo scolatoio: una specie di sedile dove venivano collocati i corpi, adatto a far confluire i liquami prodotti dalla putrefazione. Il secondo invece, utilizzato specialmente nel ‘500 prevedeva l’imbalsamazione, diffuso soprattutto tra le famiglie nobili e ritrovato anche nelle mummie aragonesi conservate nella chiesa di San Domenico Maggiore.

Ma le affinità non finiscono qui: finora abbiamo parlato di elementi similari che ritroviamo in entrambe le culture.. ma, gli egiziani e i napoletani vennero mai a contatto? Ebbene sì! Durante il I secolo a.C. numerosi mercanti provenienti dall’Egitto arrivarono a Napoli e con essi portarono i loro riti e le loro divinità. Oltre al Dio Nilo che oggi domina il centro storico c’è un’altra figura di cui abbiamo già parlato quando raccontammo la storia di Piazzetta Pietrasanta, la Dea Iside.

Iside porta con se il piccolo Horus, mentre la Madonna il piccolo Gesù

Numerosi furono i templi dedicati a questa divinità, signora della vita e della morte, il suo culto era assai diffuso. Tant’è che nei primi anni della diffusione del cristianesimo, si dice fosse solito avvicinare la figura di Iside a quella della Madonna, poichè numerosi erano i tratti che le univano. Addirittura uno studioso Rudolf Steiner in una sua conferenza disse: “Nella Madonna ci si presenta la Iside rinata, evidenziata, potenziata.

Sempre nei pressi della statua del Dio Nilo, furono ritrovati resti di un antico tempio dedicato ad Iside. E in questa storia, già di per sè misteriosa, vediamo entrare in scena uno dei personaggi più importanti nella storia napoletana, il Principe Raimondo di Sangro. Anch’egli con la sua Cappella di Sansevero, rientra nel culto egiziano, difatti il progetto del principe prevedeva che la cappella riproducesse in termini architettonici l’antico Tempio di Iside, che sorgeva a pochi metri di distanza e che si basasse sul concetto di femminilità.

Ed infine, cartina alla mano, prendiamo in considerazione tre elementi citati: la chiesa di San Domenico Maggiore, la Cappella di Sansevero e la statua del Dio Nilo. Questi tre punti formano un triangolo, un triangolo dentro il quale aleggiano strane forze. Gli scienziati lo hanno definito come un “Luogo di Potere”, in cui un essere umano attraverso determinati riti può manifestare capacità extrasensoriali, diventando talmente sensibile da poter giungere in diretto contatto con il trascendente. Ora… che si tratti di realtà o fantascienza, gli egiziani ci credevano ed anche gli alchimisti napoletani a quanto pare. Come possiamo vedere partendo da una semplice analogia tra culture si può arrivare a qualcosa di molto più profondo, molto più oscuro che lega millenni di storia e paesi apparentemente lontani. Ecco così svelato uno degli innumerevoli misteri in cui ci imbattiamo ogni giorno.

-Roberta Montesano

-Foto di Federico Quagliuolo

Si ringrazia Annunziata Buggio e il suo “L’Egitto ai piedi del Vesuvio

Author: Roberta Montesano

Studentessa di Ingegneria Edile-Architettura. Sarebbe scontato dire che amo Napoli, più in generale, amo viaggiare e scoprire le culture del mondo. E quale modo migliore per imparare e ricordare nuove cose se non con la fotografia?

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