James Senese e la Tammuriata nera

“Quella? E’ una canzone razzista, fai attenzione, non sentire la musica, ascolta le parole”
Queste le dichiarazioni James Senese, il famoso suonatore di sax che da oltre cinquant’anni incanta il mondo con la sua musica.

È la mattina del 1 Ottobre 1943 quando, finalmente, dopo oltre cento bombardamenti e giorni di estrema ma inarrestabile resistenza, i primi carro armati americani entrano a Napoli.Tuttavia, nonostante le ostilità siano ormai cessate, le ferite di guerra sulla pelle e nei cuori dei cittadini sono ancora aperte. Giovani donne, mogli, madri aspettano con ansia il ritorno dei loro mariti dal fronte di battaglia ma invano, trovandosi da sole a crescere quegli “scugnizzi” che hanno incontrato la guerra troppo giovani, ma che adesso, deperiti dalla fame e circondati dalla povertà, sorridono alle foto dei giornalisti. Nel frattempo i soldati stranieri, per lo più neri, occupano la città e si mescolano alla gente locale.
Accade poi qualcosa di inaspettato.
Edoardo Nicolardi, dirigente dell’ospedale Loreto Mare, assiste alla nascita di un bambino di pelle scura da una donna bianca. Il fatto sconvolge il quartiere.
“Beati voi che avete in faccia solo la vergogna, io anche le corna!” sostiene un giovane. Eppure tutta quella gente incuriosita, tutte quelle pettegole voci di disprezzo, sono niente per la giovane mamma che culla tra le braccia il suo bambino. “Voglio tenerlo” Dice. “Si chiamerà Ciro”
Edoardo non può far a meno di correre a casa e scrivere di getto l’accaduto in un testo che il consuocero E.A. Mario immediatamente decide di mettere in musica.

E’ nato nu criaturo, è nato niro,
e ‘a mamma ‘o chiamma Ciro,
sissignore, ‘o chiamma Ciro!

Nasce così Tammuriata nera, titolo che prende il nome dal canto tradizionalmente accompagnato dal suono dei tamburelli napoletani (tamburellata). Con ironia e musicalità leggera è destinata ad accompagnare generazioni e a divenire testimonianza del difficile dopoguerra italiano. Come riferiscono le prime strofe sti cose nun so’ rare se ne vedono a migliare: i bambini mulatti nascono sempre più numerosi e per quanto le giovani mamme cerchino in qualche modo di raggirare la situazione, non possono negare l’evidenza.

Seh vota e gira seh
seh gira e vota seh
ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono
ca tu ‘o chiamme Peppe o Ciro
chillo ‘o fatto è niro niro, niro niro comm’a cche…

La seconda parte della canzone non appartiene al testo originario: in seguito sarebbero state le compagnie popolari partenopee ad aggiungere le strofe finali e ricostruire così il quadro delle condizioni in cui si viveva.
In particolare il motivetto E levate a pistulda’ è riconducibile a una napoletanizzazione del ritornello di Pistul Pakin Mama, un canto probabilmente popolare tra i soldati stranieri in quel periodo.
Gli ultimi versi ci conducono tra le strade di una Napoli povera e corrotta: le signurine si prostituiscono agli americani, poi scappano via con qualche soldo sperando di evitare i poliziotti che, con la scusa di perquisirle, potrebbero fastidiosamente mettere le mani un po’ ovunque.
Dei soldati generosi regalano sigarette ai papà, biscotti ai bambini e caramelle alle mamme, ma Concetta e Nanninella si fingono zitelle; che i militari abbiamo chiesto anche a loro un po’ d’amore in cambio di qualche dollaro?
La miseria sembra regnare incontrastata e muovere la gente anche all’illegalità: un vecchio pazzo ruba un materasso per riposare meglio e un uomo che passeggia per piazza Dante può finalmente riempirsi la pancia vuota ma solo esercitando del contrabbando.

È questo il contesto in cui cresce James Senese, nato nel 1945, figlio di una napoletana e di un americano.
La sua è stata un’infanzia vissuta tra l’amore di chi gli è sempre stato accanto e il dolore del costante sentirsi “diverso”. È sempre stato difficile essere un nero a metà in una città di bianchi. Eppure, quando oggi gli chiedono perché non sia andato via in quanto girando il mondo con la sua musica avrebbe avuto ogni possibilità di farlo, lui risponde così: “Ij ca stong buon!”

Laura d’Avossa

Author: Laura d'Avossa

Studentessa del liceo classico Jacopo Sannazaro. Amo tutto ciò che è espressione di se stessi: la scrittura, il disegno, il teatro, la danza. Napoli per me è casa, forse dopo essere nata qui non potrei vivere in nessun altro luogo. Per questo viaggiare sí, ma tornare sempre.

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  • Gianfranco Bruno

    Perchè canzone razzista?Non si capisce dall’articolo.