Il creatore del Cavallo di bronzo: Donatello o Virgilio?

Il creatore del Cavallo di bronzo

Il cavallo di bronzo di cui stiamo parlando è conosciuto da tutti i napoletani: molti anni ha avuto dimora nel Palazzo Diomede Carafa, per poi trasferirsi nel XIX secolo presso il Museo Archeologico di Napoli.

Intorno a questa testa bronzea di cavallo, però, non tutti sanno che si sono sviluppate tantissime leggende.

La sua paternità, infatti, oscilla fra due personaggi molto importanti: Donatello e Virgilio Mago.

Una prima versione storica, per così dire quella ufficiale, infatti, attribuisce la sua creazione a Donatello, su commissione di Alfonso V d’Aragona, il quale voleva collocare la futura scultura nel Castel Nuovo. La statua sarebbe stata commissionata ed iniziata nel 1456, ma mai portata a termine: qual è la ragione di ciò? Forse la morte del sovrano, forse quella dello stesso Donatello, non ci è dato saperlo! Secondo questa leggenda, infatti, il noto scultore, sarebbe riuscito a scolpire solamente la testa del fiero cavallo prima di un susseguirsi di infausti eventi.

La testa della statua incompleta, però, sicuramente fu donata nel 1471 a Diomede Carafa. Proprio a questi, dunque, sarebbe appartenuta fino alla generosa donazione fatta al Museo.

Altra leggenda, invece, vuole che la paternità di tale statua sia attribuita al mago Virgilio, collegandola così ad un culto popolare: Virgilio Mago, infatti, era anche un rinomato autore di statue rappresentanti animali portafortuna. Egli, inoltre, era veramente molto legato alla nostra città, completamente innamorato di una Napoli alla quale non perdeva occasione di elargire i suoi doni, come anche in questo caso. La stessa Matilde Serao, probabilmente, ci parla di questa statua in uno dei suoi bellissimi racconti:

“quando un morbo fierissimo invase la razza dei cavalli, Virgilio fece fondere un grande cavallo di bronzo, gli trasfuse il suo magico potere e ogni cavallo condotto a fare tre gionateri, intorno a quello di bronzo, era immancabilmente guarito”

La statua, in origine, rappresentava un enorme cavallo dall’aspetto fiero e maestoso, posto su un grande piedistallo, il quale, innalzando la statua sopra ogni napoletano, incuteva anche una buona dose di timore. Ma allora perché, se tenuto così in gran conto questo personaggio e la sua creazione, della statua oggi ne rimane solo il capo? Probabilmente, si racconta, la statua fu presa a martellate per recuperare quanto più materiale possibile per fonderlo e costruire le campane del Duomo napoletano: tutto nasceva dall’invidia dell’arcivescovo di Napoli. Egli, infatti, non sopportava l’idea che il popolo, invece che rivolgersi a Dio ed al protettore della città, si rivolgesse a quella statua per chiedere la grazia.

Solo la testa si salvò da questo scempio disumano per nostra fortuna, che possiamo ancor’oggi ammirarla!

 

-Cristina Bianco

Author: Cristina Bianco

Diploma di liceo classico ed attualmente studentessa di Giurisprudenza. Passione per tutto ciò che è creativo, amante della scrittura, del disegno e del canto. Profondamente innamorata della mia città, scrivo e disegno con piacere per Storie di Napoli

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