Il nome americano di Via Duomo

Il nome americano di Via Duomo

Ho sempre notato la particolare affezione dei napoletani nello scegliere un nome, perché ognuno di essi racchiude una storia e deve essere in grado di raccontarla.

Ebbene scovarlo non è certo un’impresa facile, che sia riferito a un libro, a una ricetta, a un quadro, a una strada.

Partiamo proprio da qui, da una strada, nata come un uno dei tanti vicoli ma oggi una delle più conosciute della città, lunga 1200 metri e ospite di ben sette musei.

Stiamo parlando di via Duomo, non sempre chiamata così, per l’appunto.

Allora torniamo indietro alla prima guerra mondiale, quando la notte dell’11 marzo del 1918 la città venne bombardata da un dirigibile austriaco.

Secondo il piano del comandate Ludwig Bockholt il fuoco avrebbe dovuto colpire il porto e le industrie, ma qualcosa andò storto e gli esplosivi vennero sganciati nelle zone dei Quartieri spagnoli, Piazza Municipio e via Toledo. I napoletani, così lontani dal fronte dove si consumavano le battaglie, caddero vittime innocenti di un evento assolutamente inaspettato.

Al termine del conflitto il presidente degli stati Uniti, Thomas Woodrow Wilson, espose quattordici punti con i quali proponeva una definizione della geografia politica europea. Il suo obiettivo era quello di instaurare una pace mondiale duratura che si basasse sulla cooperazione tra le nazioni (a tal merito gli fu conferito il premio nobel per la pace).

Ma così come per l’Europa, anche per Napoli era tempo di stabilizzazione e se il continente identificò come Germania o Austria questo o quel confine, Partenope decise di riorganizzarsi nel suo piccolo. Con l’elaborazione di uno stradario vennero attribuiti nuovi nomi ad alcune vie, come quella in onore del famoso comandante italiano Armando Diaz. All’attuale via Duomo (non a caso vicina alle zone colpite dal bombardamento) spettò invece il nome del presidente americano.

Ma voi riuscireste mai a immaginare un napoletano mentre è dal panettiere o magari parla con il vicino di casa dire “Incontriamoci a via Woodrow Wilson?”

Wood.. cosa?

Ebbene sì, il dialetto napoletano non riusciva proprio ad adeguarsi a una pronuncia tanto differente dalla propria.

Fu probabilmente per questo motivo che dopo circa un anno via Wilson cambiò nuovamente denominazione: divenne via Duomo e la memoria del presidente americano lasciò così spazio al vero protagonista di quei luoghi.

D’altronde i napoletani, amanti e gelosi di questa città, non avrebbero mai accettato un nome che non sentissero proprio.

Tutto quello che è di Napoli deve raccontare di sé.

Ma dunque siamo noi che abbiamo potere sulla parola o è la parola che ha potere su di noi?

 

 

  • Disegno e testo di Laura d’Avossa
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