Una giornata a Posillipo

ll quartiere di Posillipo ha un nome che è tutto un programma: deriva dal greco Pausilypon, che significa “che fa cessare il dolore” o “tregua dal pericolo”, chiaro riferimento alle sue bellezze naturali, sin dall’antichità rifugio e teatro delle adorazioni di imperatori e poeti.

Il Parco Sommerso della Gaiola posillipo 

La prima tappa obbligata per chi voglia conoscere le meraviglie di questo sorprendente quartiere è sicuramente il Parco Sommerso della Gaiola. Si tratta di una piccola area marina protetta, 42 ettari in tutto, che è un vero e proprio tesoro biologico e naturalistico della città. Ninfei, porti e peschiere costruiti in antichità e ormai semisommersi a causa del bradisismo sono qui perfettamente visibili.

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L’isolotto della Gaiola. Foto di Valerio Iovane

La maggior parte di essi è una piccola parte di ciò che fu l’imponente villa di Publio Vedio Pollione, compreso il teatro risalente al I secolo a.C. Aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10.00 alle 15.00, il Parco è visitabile su prenotazione mediante visite guidate.

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Il Parco Virgiliano Posillipo 

Senza allontanarci troppo dagli splendori dell’antica Roma, un altro luogo incantevole della collina è senza dubbio il Parco Virgiliano. Costruito tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, il parco è strutturato in una serie di terrazze digradanti che permettono di abbracciare un panorama mozzafiato e di individuare scorci sorprendenti. Potrete ammirare Procida, Ischia, Capri, Nisida, Pozzuoli, molti quartieri della città, il golfo di Bacoli, l’onnipresente sterminator Vesevo. Consigliabile è la visita del Parco al tramonto, perché sarà uno dei più splendidi che avrete mai visto – a pochi metri dalla frenesia della città.

 

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Il Parco Virgiliano. Foto di Gaia Borrelli

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Il Borgo Marechiaro Posillipo 

Se siete intrepidi camminatori, poco lontano dal Parco Virgiliano c’è ciò che fa per voi: il piccolo Borgo di Marechiaro, meraviglia nella meraviglia. Borgo soleggiato di pescatori e bambini, con la gialla chiesetta di Santa Maria del Faro, tra scale, cortili, panni stesi e reti intricate ospita la famosa Fenestrella, che fu all’origine della splendida composizione Marechiare di Salvatore di Giacomo. Verità addobbata o romantica leggenda, la silenziosa Fenestrella se ne sta lì, ad osservare il mare, con un garofano rosso solitario sul suo piccolo davanzale. A Marechiaro potrete concedervi anche una difficilmente dimenticabile pausa pranzo, scegliendo tra i pittoreschi ristorantini affacciati sul mare.

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Il panorama mozzafiato che si ammira dal Borgo Marechiaro. Foto di Cristina Bianco
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Le rovine di una parte della Villa di Pollione: il Palazzo degli Spiriti.

I fantasmi di Posillipo

Palazzo Donn’Anna

La sera, invece, con le sue frescure ombrose e l’inquietante ondeggiare degli alberi che costeggiano la strada, è perfetta per gli appassionati di fantasmi, che – ovviamente: a Napoli non ci facciamo mancar mai niente – anche qui sono di casa.

Le leggende più famose sono sicuramente quelle di Palazzo Donn’Anna. Purtroppo, l’edificio non è visitabile al suo interno, ma vale la pena, fidatevi, anche solo sporgersi verso il mare per osservarlo dall’esterno. Si tratta infatti di un palazzo incompiuto, la cui costruzione fu ordinata nel 1642 da donna Anna Carafa. L’edificio dà sul mare, le onde si infrangono contro le sue pareti gialle e l’odore della salsedine impregna le stanze. Nell’umidità totale, le sue finestre larghe e alte catturano ogni raggio di sole dal primo momento in cui sorge all’ultimo momento in cui tramonta.
Ed è proprio allora che i gemiti dei fantasmi, secondo la leggenda, cominciano a farsi sentire.

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Palazzo Donn’Anna. Foto di Gaia Borrelli

Alcuni sostengono che si tratti degli amanti della regina Giovanna, bellissimi pescatori con i quali era solita passare le sue notti e che, all’alba, uccideva gettandoli da una finestra del palazzo. Ma la leggenda più accreditata è quella che vede imprigionate per sempre tra le mura di questo affascinante, decadente e splendido edificio i fantasmi di donna Anna Carafa e della sua rivale in amore, la bellissima Mercedes de las Torres, della cui misteriosa scomparsa è nelle credenze popolari accusata proprio Anna.

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Il Mausoleo Schilizzi

Fantasma altrettanto rumoroso dev’essere quello del banchiere livornese Matteo Schilizzi. Se è vero infatti che la sua leggenda non è documentata da alcuna fonte scritta, è altrettanto vero che gli abitanti di Piazzetta Salvatore di Giacomo, nei pressi della quale si erge il Mausoleo dell’uomo, sentono distintamente rumori di passi e catene trascinarsi nelle stanze dell’imponente edificio. Schilizzi fu un uomo misterioso: trasferitosi a Napoli nel 1881, finanziò la costruzione di un imponente monumento nel quale lasciarsi seppellire, e alla sua morte ordinò di distruggere tutti i documenti che lo riguardavano. Poco si sa di cosa nascondessero quelle carte.

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Il misterioso Mausoleo Schilizzi. Foto di Federico Quagliuolo

Oggi, il Mausoleo è stato acquistato dal Comune e trasformato in un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Dall’esterno, sbirciando attraverso le inferriate misteriose, è ancora possibile scorgere l’imponenza dell’edificio, di stile neoegizio.
E forse, chissà, per qualche visitatore abbastanza curioso, sentire il rumore di quelle catene.

La notte è scesa nel quartiere. Le radici degli alberi spaccano la strada e le antiche, ricche ville hanno tutto il fascino dell’oro macchiato di nero dal tempo.
Pago delle bellezze che hanno riempito la sua giornata, il visitatore torna a casa, riconoscendosi anche lui nella lunga schiera di innamorati di Posillipo.

Beatrice Morra

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