Un piccolo squarcio di una mattinata napoletana

Un piccolo squarcio di una normale mattina napoletana..
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Napoli è sveglia

Sono le 8:40 ed è la solita mattina di metà Ottobre, la solita giornata di lavoro, il solito tappeto di persone che inonda le strade; un caleidoscopio dimenante di corpi e colori, di braccia e teste senza volto.

Si, senza volto perché non c’è tempo di fermarsi, neanche con lo sguardo; sono in ritardo e via Benedetto Croce non è mai stata tanto lunga.

Napoli si prepara alla giornata e i venditori allestiscono vetrine e bancarelle in un via vai frenetico ed incessante; sedie e tavoli vengono sistemati in bar e ristoranti, i motorini sfrecciano come vespe impazzite, le persone scalpitanti in fila per il primo caffè rendono un imbuto la strada già stretta.. ma che odore quei cornetti e quelle sfogliatelle! È così stretta che sembra una galleria così attraversata dai panni appesi ad asciugare.

No, non posso fermarmi! Devo soltanto correre per arrivare alla metropolitana il prima possibile! Uno, due, tre passi tra borse che sbattono, spintoni e piedi pestati.

Napoli è un’orchestra impastata di voci forti e rumori della città, i tamburi sono le persiane che si aprono per la prima volta dalla sera; trambusto e schiamazzi sono conditi dal caldo che riesce ad insinuarsi tra le fitte pareti dei palazzi.

Ma il putiferio sta per finire, piazza del Gesù è sempre più vicina.

Si sente un leggero strimpellio di chitarra e la calca di gente è sempre più fitta. Al suono delle corde si unisce la voce allegra di un artista di strada..

“E’ comm’ a ‘na quadriglia, chi lassa e chi piglia 
e ‘a gente s’ arravoglia, s’ accide, se ‘mbroglia.. 

Ce n’è sempre almeno uno tra Gesù nuovo e Santa Chiara..

..e ‘a nervatura saglie saglie saglie 
e nun me vo’ passà..

Mi dimeno per farmi strada, la borsa pesante che mi solca la spalla ma nulla, sono bloccata in un cerchio di folla. Senza altra scelta interrompo la mia corsa, alzo lo sguardo..

..Perzone perzone perzone 
ca jèsceno fòre da ogni purtone
..

È uno spettacolo tutto napoletano.

..ma quanti pperzone perzone perzone 
pe’ chesta città..

La mattina si è fermata. Decine e decine di persone in circolo raccolgono il musicista come in un abbraccio. Quasi un richiamo, quel ritmo così conosciuto le fa ondeggiare insieme incuranti degli impegni, del lavoro, dei passanti che spingendo provano a superarli.

..Perzone perzone perzone 
s’ affacciano tutte da ‘o stesso balcone..

Tutti ondeggiano e cantano; bambini con il grembiulino della scuola, uomini e donne che si sono allontanati dai propri negozi, vecchi e ragazzi, è un’unica voce melodiosa; è leggera come l’aria ma pian piano prende coraggio, si alza ed ha sempre più corpo.

..ma quanti pperzone perzone perzone 
che stanno a guardà.. 

In quel momento ogni pensiero svanisce. Sono talmente stupidi la frette, il fastidio, il nervosismo che avevo accumulato nel petto.

Tutto si scioglie; restano solo una profonda commozione e l’orgoglio di essere una di quelle persone napoletane.

Claudia Grillo

Fotografia di Federico Quagliuolo

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