Chiesa dell’Incoronata, custode della spina di Cristo

Situata in Via Medina, passa un po’ inosservata per la sua posizione, ma la Chiesa dell’Incoronata è lì, silenziosa, nel suo angolo. Per lunghi anni è stata chiusa al pubblico, da poco riaperta, nasconde al suo interno un grande segreto. Uno sguardo al suo antico portale ci potrebbe già dare un indizio: vi è scolpita la corona di spine Cristo sorretta da due angeli. Ma facciamo un passo alla volta..

Tale Chiesa fu voluta dalla regina Giovanna D’Angiò, nel 1352, in occasione della sua incoronazione e di quella del suo secondo marito Luigi Ludovico di Taranto. Ma facciamo prima un passo indietro e scopriamo bene qual è la sua storia!

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La Chiesa, infatti, fu costruita su quello che era già un preesistente edificio, dell’epoca di Roberto d’Angiò, che aveva tutt’altra destinazione: doveva, infatti, fungere da Tribunale Regio. Di tale precedente costruzione oggi possiamo ammirare quelle che sono la navata principale ed il portico esterno, mentre la navata minore fu aggiunta solo in un secondo momento, proprio per la costruzione del 1352.

La Chiesa, in realtà, non ha sempre avuto lo stesso nome che ha oggi: in passato, infatti, era appellata come “Pietatella”. Ma allora per quale motivo oggi la conosciamo come Chiesa dell’Incoronata?

Corona di umiltà, la corona è, nonostante tutto, una corona, cioè una reliquia regale. Essa incarna quella regalità sofferente e umile che è diventata l’immagine di Cristo nella devozione dolente del XIII secolo, e che l’immaginazione trasferisce sul capo del re, immagine di Gesù in questo mondo, immagine del Regno nella sofferenza e del trionfo sulla morte attraverso la sofferenza.

La storia ci racconta che Giovanna D’Angiò e il suo secondo marito si sposarono proprio in questa chiesa e la donna, per conferir maggior prestigio a ciò che ella stessa aveva fatto costruire, decise di farle un dono senza eguali: diede in dono una reliquia della corona di Cristo, ricevuta da re Carlo V di Francia (custodita nella Saint-Chappelle di Parigi).

Fu proprio in seguito a questo dono che si sviluppò quello che era chiamato il culto della Spina Corona: nel giorno del Venerdì Santo e della Pentecoste, i devoti si recavano nella chiesa per adorare quelle che erano le sacre reliquie. Sacre reliquie che, ahimè, sono andate perdute…non si sa quando e non si sa come!

Cristina Bianco

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