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Sotto le Stelle di Napoli: primo osservatorio astronomico italiano

«Mi domando» disse «se le stelle brillano perché un giorno ciascuno possa ritrovare la propria.»
Antoine de Saint-Exupéry

Alzi la mano chi non è affascinato dalla volta celeste e dalle stelle!
Nessuno? Come immaginavo!

L’Astronomia, infatti, è una scienza antichissima che ha da sempre affascinato gli uomini per la sua immensità e per l’alone di mistero che nasconde.
Gli osservatori, a tal proposito, sono strutture appositamente adibite all’osservazione dell’Universo, ma quello che purtroppo non molti sanno, è che anche nella nostra città è presente un famosissimo Osservatorio astronomico: l’Osservatorio di Capodimonte.
Ma non è finita qui!13483295_10208759781184439_795489130327869678_o
L’Osservatorio di Capodimonte, infatti, è il primo osservatorio italiano adibito esclusivamente a tal funzione.
Correva il XVIII secolo: uno dei secoli più fecondi per quanto riguarda il progresso delle scienze, soprattutto nel Sud Italia. La materia in questione riusciva ad aprirsi varchi sempre maggiori fra le altre discipline, grazie anche al piano di studi di Carlo di Borbone che la inserì fra le materie più importanti da insegnare alle scuole superiori.
Inizialmente, però, purtroppo, tali studi furono prettamente teorici: non esisteva un vero e proprio osservatorio dove perfezionare ciò che si era imparato, ma solo piccoli “osservatori privati”, per lo più gestiti da enti religiosi.
Nel 1791 si compì il primo passo verso il progresso: re Ferdinando IV, infatti, diede il via per i lavori della Specola (termine utilizzato per indicare gli antichi osservatori) e scelse proprio il Real Museo di Capodimonte. Ma ahimè, non andò tutto come doveva, i lavori di questo primo progetto, infatti, non furono mai portati a termine.
Prima di arrivare all’edificazione del nostro Osservatorio, però, vi fu un ulteriore passaggio: nel momento in cui si insediò Giuseppe Bonaparte fu nuovamente dato il via ai lavori per la costruzione della Specola, ma questa volta si scelse una diversa collocazione, la collina di Sant’Agnello. Giuseppe Cassella si occupava di tale Specola nel 1807, ma, in seguito all’osservazione di una cometa, morì prematuramente solo un anno dopo.
Ed eccoci finalmente alla storia dell’attuale Osservatorio napoletano.
Autore di questa svolta scientifica fu Gioacchino Murat: nel 1812, grazie ad un suo decreto e al progetto coordinato da Zuccari e l’architetto Gesse, iniziarono i lavori per il tanto desiderato Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Nulla fu lasciato al caso, neanche il nome della collina su cui avrebbe campeggiato l’Osservatorio: Miradois, “mira a todos”, guarda tutto. Purtroppo, però, anche qui non filò sempre tutto liscio: avevamo sì un progetto magnifico, ma poca praticità e tecnica, per questo motivo i lavori proseguirono con gran lentezza.
I lavori, infatti, finirono solamente nel 1819, in seguito ad ulteriori fondi stanziati da Ferdinando I, molto fu dovuto ai Borbone per la sua costruzione, tant’è che furono loro dedicate anche delle targhe ancor’oggi visibili:

“FERDINANDUS I / ASTRONOMIAE INCREMENTO / MDCCCXIX”

Sin dal 1820 si ebbero le prime osservazioni ed, addirittura, le prime misurazioni delle distanze meridiane del Sole e di svariate stelle. Gli astronomi di Capodimonte, infatti, si muovevano sul filone classico di quello che era l’astronomia di posizione, non fu mai favorita l’apertura verso le altre scienze.
Fu solo dal 1912 che, grazie alla direzione di Azeglio Bemporad, ci si in incominciò ad interessare anche di astrofisica.

Oggi, purtroppo, tale Osservatorio è poco conosciuto dai napoletani, ma si può annoverare tra gli istituti internazionali più attivi e prestigiosi…e poi nulla è più affascinante di una “passeggiata” fra le stelle!

-Cristina Bianco

Author: Cristina Bianco

Diploma di liceo classico ed attualmente studentessa di Giurisprudenza. Passione per tutto ciò che è creativo, amante della scrittura, del disegno e del canto. Profondamente innamorata della mia città, scrivo e disegno con piacere per Storie di Napoli

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