Eusapia Palladino: la medium napoletana che mandò in crisi la scienza

 

In una stanza buia dei sotterranei del magnifico palazzo dell’Università a Corso Umberto si radunarono venti uomini, le menti più brillanti della Terra, attorno ad un tavolo al quale era legata una donna vestita di cenci e pezze che, col suo tanfo mischiato al sudore della moltitudine di persone, rendeva nauseabonda ed irrespirabile l’aria di quella camera chiusa da almeno 12 ore.

L’unico suono percepibile in quell’opprimente atmosfera era il dolce grattare della punta delle penne sulla carta fra le mani degli scienziati: chilometri d’inchiostro stesi per annotare il fenomeno appena studiato: un incontro con gli spiriti.

Erano i primi anni del ‘900 e quella donna si chiamava Eusapia Palladino: una popolana dal corpo tozzo e robusto, col volto rugoso, le mani callose ed un sorriso furbo. Muoveva velocemente gli occhi beffardi per osservare le reazioni dei professori seduti attorno a lei: professionisti da ogni parte del pianeta, dal padre della biochimica Filippo Bottazzi al premio nobel Marie Curie, passando per Hereward Carrington, rappresentante della Società Americana per i Fenomeni Psichici, ed Hugo Musterberg dell’università di Harvard.
Due decine di uomini con un camice bianco, i baffi folti ed appuntiti, gli occhiali appannati e numerosi blocchi di appunti, in silenzio, scrivevano e ricambiavano gli sguardi di quella donnaccia del popolo che aveva appena realizzato un miracolo: radunare gli uomini più eccellenti del mondo. Tutti per lei, tutti alla ricerca del suo segreto: si diceva, infatti, che la donna riuscisse ad evocare forze paranormali, parlando con i morti.

Una giovanissima e sconvolta Eusapia Palladino accompagnata da Henry Sigdwick, fondatore della Società per lo studio dei fenomeni paranormali a Londra.
Una giovanissima e sconvolta Eusapia Palladino accompagnata da Henry Sigdwick, fondatore della Società per lo studio dei fenomeni paranormali a Londra.

Quel giorno di cent’anni fa, infatti, vide scontrarsi la scienza ed il sovrannaturale in uno scenario che sembrava venire direttamente da un film di fantascienza: negli stessi anni in cui Rutherford descriveva l’atomo credendo di aver trovato il segreto della vita e l’Uomo stava per portare il mondo alla guerra con la corsa agli armamenti, una popolana di Napoli era appena riuscita ad annientare la tracotanza della scienza nel rifiutare l’esistenza del paranormale.
Eusapia era figlia di nessuno: nata a Minervino Murge nel 1854 da una famiglia di contadini, era ancora poco più di una bambina quando una banda di briganti irruppe nella poverissima casa di famiglia ed uccise a sangue freddo il padre, che perì nel tentativo di difendere la figlia dall’aggressione.
Senza pietà, uno dei briganti colpì con il calcio di un fucile la testa della bambina, che perse conoscenza e le si fratturò la tempia. (stando a quanto ipotizzò Cesare Lombroso, probabilmente fu grazie a questo trauma che la ragazza acquistò i suoi poteri magici)

Non si sa come Eusapia, a soli dodici anni, si sia trasferita dalle campagne di Bari fino alla capitale del Regno: probabilmente viaggiò grazie alla sua famiglia adottiva che la portò in una provincia dilaniata dalle tensioni sociali e dal brigantaggio, con Garibaldi che, qualche anno prima, era entrato in città. Ma la giovane ragazza barese non aveva la minima idea dei cambiamenti del mondo e, nei bassi del quartiere Porto, cominciò la sua attività di bambinaia, sognando di imparare un giorno a diventare una abile tessitrice. Almeno finché non incontrò una anziana signora che praticava sedute spiritiche.

Fu quasi per gioco la prima volta: era necessario un partecipante per chiudere un cerchio magico e la signora invitò Eusapia, allora ventenne, a sedersi al tavolo di un basso lercio e buio del Lavinaio, uno dei rioni più malfamati della città.

Una seduta spiritica di Eusapia Palladino fotografata nel 1890
Una seduta spiritica di Eusapia Palladino fotografata nel 1890

Bastò qualche secondo e, pronunciate le prime parole, cominciarono a comparire distorti volti di uomini sulle pareti; si levarono urla grottesche, cupe e spettrali che provenivano da punti indefiniti della stanza; cominciarono a volare oggetti; uscì del liquido bianco dall’antica ferita sulla tempia di Eusepia. I testimoni di quell’evento affermarono di aver sentito distintamente la pressione di mani sul collo, attribuite immediatamente all’opera del demonio. Qualche istante dopo i partecipanti fuggirono a gambe levate, cominciando ad urlare “strega!” all’anziana signora che, sbigottita, osservava la giovane impaurita e tremante, con ancora il volto coperto da quella misteriosa sostanza bianca.

Fu durante quel giorno del 1874 che Eusapia scoprì di avere poteri magici.

Squarciato il velame di un mondo occulto che, per destino o per caso, si legò alla vita di quella terrorizzata ragazza, le riunioni con l’anziana medium diventarono sempre più frequenti e lunghe: l’ambiente dell’occulto napoletano accolse subito e con grande stupore Eusapia, anzi, cominciò a studiarla come oggetto di scienza. I suoi poteri erano immensi e dovevano essere in qualche modo controllati, tant’è vero che, ancora oggi, molti sostengono che alcune case del Mercato sono ancora infestate da poltergeist e spiriti inquieti evocati da rituali segreti svolti fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.

Lei stessa cominciò ad intristirsi, ad aver paura dei suoi poteri, a sentire voci, parole, sentimenti altrui nel suo petto. Affermava di aver paura di toccare oggetti, perché ogni cosa ormai aveva una sua voce, era un ricettacolo di ricordi, di anime e di morte.

 

Di lì, la fama dei suoi sinistri prodigi attraversò l’Italia intera, tanto da arrivare alle orecchie di Cesare Lombroso, lo scienziato della ragione: l’uomo che pretese, con i suoi studi di criminologia, di dare una spiegazione scientifica e terrena al più trascendente fra i sentimenti: l’odio.

Fu proprio Lombroso in persona a presentarsi dinanzi ad Eusapia Palladino per chiederle, scetticamente, di svolgere una seduta spiritica dinanzi ai suoi occhi. Dopo due ore di esperimenti, sembra che il piemontese sia uscito dalla stanza quasi in lacrime: “è magia“, fu l’unica cosa che disse.

Questa è la fotografia di uno dei volti apparsi su un blocco di pietra durante una seduta spiritica con Cesare Lombroso. Il blocco era sorvegliato da assistenti dello scienziato e si trovava in un'altra stanza.
Questa è la fotografia di uno dei volti apparsi su un blocco di pietra durante una seduta spiritica con Cesare Lombroso. Il blocco era sorvegliato da assistenti dello scienziato e si trovava in un’altra stanza.

 

Durante le sedute spiritiche sparivano oggetti sul tavolo e comparivano in altre stanze, volavano sedie e comparivano distintamente volti di personaggi morti sulle pareti. Si racconta che alcuni scienziati abbiano pianto alla fine degli incontri con la Palladino, mentre altri, più scettici, siano rimasti in silenzio per ore.
La fama della Palladino girò quindi per tutta Europa, tanto da interessare Julien Ochorowitz, massimo esperto di psicologia di fine ‘800: dopo aver convocato a Varsavia la medium, chiese di ripetere decine di esperimenti, tutti conclusi senza alcuna spiegazione apparente.

Giunse allora il turno di Parigi, con la chiamata del Premio Nobel Marie Curie, la prima donna professoressa di Francia, e di Charles Richet, futuro Premio Nobel per la medicina nel 1913: i due scienziati condussero esperimenti per un anno intero, senza ottenere alcun significativo risultato. Alcune volte la donna fu sgamata mentre creava degli “effetti speciali” per i suoi trucchi sovrannaturali, ma molti fenomeni sfuggivano ad ogni spiegazione scientifica, come la levitazione degli oggetti e le voci cavernose che, ad ogni seduta, si ripetevano nelle menti degli increduli scienziati.

Di lì, allora, la donna fu convocata all’università di Harvard e lei, beffardamente, accettò l’ennesimo viaggio dietro un lauto pagamento.

In America i suoi rituali furono presi assai con scetticismo la dottrina si divise fra chi dava credito ai suoi poteri paranormali e chi riusciva a spiegare i giochi di prestigio con cui drammatizzava fenomeni inspiegabili. 

La donna, stremata da trent’anni di stanze chiuse, medici, studi e cartelle cliniche, chiese di poter tornare a Napoli e passare gli ultimi anni della sua vita da sola, grazie ai pochi guadagni racimolati in una vita spesa come cavia di laboratorio. 

Ma prima fu sottoposta ad un ultimo esperimento nell’Università di Napoli.

Ed eccola lì, la ragazzina analfabeta del Porto che, alla soglia dei sessant’anni, aveva raccolto nella sua Napoli i massimi studiosi di fisica, psicologia, antropologia, medicina in quella giornata di Maggio del 1910: l’esperimento lasciò di nuovo di stucco gli scienziati che, dinanzi all’ennesimo fenomeno inspiegabile misto a qualche banale trucco di magia, decisero di archiviare il caso: Eusapia fu bollata come una prestigiatrice e truffatrice, lasciando all’oblio della memoria i fenomeni paranormali che nessuno scienziato seppe spiegare. Di lì, la donna visse in estrema povertà in un basso del Buvero di Sant’Antonio fino al 1918.

 

Come un orribile incubo dell’età della ragione, come una antica ferita riaperta nel petto dell’epoca del materialismo, quando Eusapia raggiunse i morti che diceva di conoscere, fu presto dimenticata la sua controversa, tragica e magica storia che aveva messo in crisi la scienza del ‘900.

 

Anima infelice ed inquieta, alcune persone hanno affermato che ancora oggi, in prossimità dei piani seminterrati dell’Università, di sera si riescono a percepire le lacrime singhiozzanti di un’anima inquieta. Che si tratti di Eusapia o di qualche spirito triste evocato dalla donna durante gli esperimenti ai quali fu sottoposta, purtroppo, non si saprà mai.

-Federico Quagliuolo

Disegno di Eleonora Bossa

Università Federico II

 

Vorremmo dedicare questa storia a Vincenza Davino ed alla sua generosa ed inaspettata donazione: grazie di cuore a nome di tutti i 25 ragazzi di Storie di Napoli.

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