La Baia dei due frati: quando uno scoglio è rotto dal dolore

baia di san pietro ai due frati lisa mocciaro

Era una di quelle infinite notti tempestose, ed ero in barca a pescare in compagnia di mio fratello.

Per la prima volta, sebbene con l’esperienza di tanti anni passati a tirare su le reti anche in balia di onde gigantesche, avevo paura. Un senso di angoscia mi assaliva, quasi soffocavo: avevo come il presentimento che qualcosa, quella stessa sera, sarebbe andato storto.

“Carmine, Carmine, guarda!” Mi gridò all’improvviso mio fratello.

Mi volsi subito verso di lui per accertarmi che andasse tutto bene, ma di rimando egli mi indicò un’ imbarcazione poco distante dagli scogli sotto la nostra casa che oscillava pericolosamente: un attimo prima era dentro il vortice del mare, un attimo dopo ne usciva con qualche danno.

Decidemmo immediatamente di avvicinarci  per prestare soccorso.

Eravamo vicini, riuscivamo a intravedere l’interno dell’imbarcazione e, sebbene il fragore della tempesta intorno a noi le attutisse, sentivamo le grida disperate di una giovane donna. Una luce all’interno della barca le illuminava la bionda chioma e il suo viso era avvolto da un pallore terrificante mentre, in preda all’agitazione, piangeva e gridava aiuto.

“Luigi, vieni, andiamo!”  gridai a mio fratello e ci sporgemmo insieme dalla barca per tentare di raggiungere la misteriosa ragazza. “Nell’acqua c’è… – iniziò a dirmi balbettando – c’è un uomo, Carmine”.

Non appena ebbe finito la frase, alla vista di quell’uomo senza vita, impallidì.
Non l’avevo mai visto così turbato, ne
anche quando, anni prima, avevamo vegliato insieme il corpo esangue di nostro padre, che la morte aveva portato via troppo in fretta.

La mattina dopo, la tempesta era finalmente finita. Alzandomi dal letto e guardando fuori dalla finestra, un cielo limpido accolse il mio sguardo, come se fosse stato messo lì solo per me, per rallegrarmi l’anima. 

Convinto di aver sognato tutto, mi stropicciai gli occhi con forza ma, all’improvviso, sentii qualcuno bussare alla porta della mia stanza.

Raggiungendomi alla finestra e mettendomi una mano sulla spalla, la ragazza di quello che credevo fosse stato un terribile incubo mi sussurrò all’orecchio un timido “Grazie di tutto”.

Non avevo sognato, tutto  era reale. La sera  prima un uomo -suo padre- era morto, ed io avevo incontrato la donna più bella di sempre.

Trascorsi le giornate seguenti meravigliosamente, in compagnia di Concetta -questo era il suo nome- e di mio fratello: girammo l’intero golfo con la nostra piccola barca, mostrando alla dama dagli occhi azzurri le meraviglie della nostra terra.

Accadde così che sia io che Luigi ci innamorammo della bellissima Concetta.

Lei si mostrava indecisa: un giorno voleva me, l’altro lui, l’altro ancora ci rifiutava entrambi.

Il giorno di carnevale un uomo mascherato la rapì, trasportandola su una barca proprio fino allo scoglio vicino il quale, solo pochi mesi prima, la sua barca aveva fatto naufragio.

Passando di lì per tornare a casa, la vidi in compagnia di quello sconosciuto.

Folle dalla gelosia, per proteggere la mia amata che cercava di sfuggire dalle sue braccia, presi il coltello che portavo sempre con me dalla tasca destra e lo trafissi dritto al cuore.

L’individuo cadde sulla dura pietra mentre il suo sangue tingeva di rosso l’acqua intorno. 

Sfilandogli la maschera, riconobbi  Luigi.  Era lì davanti ai miei occhi, steso a terra.

Stava morendo, ucciso dalla mia mano.

L’angoscia fu troppa: non potevo credere di aver ucciso mio fratello.

La persona più importante della mia vita, alla quale avevo confidato i miei più intimi segreti, con cui ero cresciuto dividendo ogni cosa, persino l’amore per la stessa donna.

Non avrei potuto convivere un secondo di più con quella colpa.
Mi accoltellai il cuore, nello stesso punto in cui l’avevo ferito.

Ma la morte non è riuscita a farmi riavere mio fratello.

Ucciderlo è stata la cosa più crudele che potessi fare ed il togliermi la vita allo stesso modo non è riuscito a ripagare quel delitto.

Lo scoglio che aveva visto me e mio fratello prima come eroi e poi come cadaveri, colpito dalla nostra storia, aveva deciso di dividersi. Aveva allontanato da sé la sua esatta metà, quella parte che gli apparteneva più di ogni altra cosa.

È da allora che lo scoglio -o meglio, i due scogli  che si trovano in prossimità dello strapiombo delle ville cottaru e grotta marina – prendono il nome di “baia dei due frati”.

E lì vicino, un tempo, si trovava una chiesa dedicata a San Pietro l’Apostolo, nella quale io stesso avevo deposto le ceneri del padre di Concetta.

-Carlotta Pane
Lo splendido disegno è di Lisa Mocciaro!
Vi consigliamo di guardare attentamente cosa mostra la lama…

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