Il monastero delle Trentatré: la storia delle monache che entrarono nella Smorfia

Nel cuore del centro storico di Napoli si erge un imponente monastero a pochi passi dalle rovine dell’antico teatro romano. Si tratta del “Monastero delle Trentatré”.

La storia dell’edificio risale al 1519, anno in cui Maria Lorenza Longo, giovane rampolla di una nobile famiglia catalana, dopo essere stata miracolosamente guarita da una forma cronica di artrite reumatoide, decise di votare la sua vita alla cura degli infermi.

Tornata a Napoli, la Longo fondò l’Ospedale degli Incurabili, riservandone parte della struttura ad una comunità di monache Clarisse, costituita per lo più da alcune prostitute, che erano state guarite dalla sifilide. Soltanto nel 1538, dopo che papa Paolo III concesse alla fondatrice dell’ordine di elevare il numero delle consorelle a 33, le monache si trasferirono nel monastero di Santa Maria in Gerusalemme, in cui, sotto la direzione dei frati cappuccini, abbracciarono la clausura.

Con il passare dei secoli, la loro fama incise a tal punto sulla cultura popolare partenopea, che, nella Smorfia, il numero 33 è associato alle monache; pare che, inoltre, le religiose, a cui si attribuisce il merito di aver inventato le sfogliatelle, non sapendo come occupare il proprio tempo, trascorressero l’intera giornata a contare i quarti d’ora; infatti, l’espressione “sembri una monaca delle trentatré” viene solitamente rivolta a chi chiede con insistenza l’ora.

-Michele De Rosa

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