Adriana Basile, la voce napoletana che conquistò l’Italia

Adriana Basile
Evaristo Bachenis (1617-1677), “Strumenti musicali”.

Basile è tutt’oggi un cognome molto diffuso nella nostra città, e più in generale in Campania. A portarlo, nel lontano XVII secolo, fu un grandissimo poeta e narratore, Giovan Battista Basile, autore dell’opera Lo cunto de li cunti, raccolta di novelle e fiabe in antico dialetto napoletano.

Giambattista è entrato a ragione nel novero dei letterati passati alla Storia. Tuttavia, bisogna ricordare che non tutta l’arte è tangibile: nel Seicento, nelle corti di tutta Europa, oltre a un numero incredibile di letterati, pittori e architetti, si raccoglieva anche un’immensa schiera di musicisti e cantanti.

Adriana Basile
Adriana Basile

E proprio l’etereo canto di una Basile, in quel secolo, sarà destinato a sfumare nell’aria e ad esaurire il suo effetto nel corso dei secoli: tuttavia, il suo ricordo è tramandato sino ai giorni nostri. Non ci è data, infatti, la fortuna di poter udire la soave voce di Adriana Basile, ma ci è data la possibilità di conoscerne la storia.

Sorella del già citato Giambattista, questa donna, che i suoi contemporanei ricordano molto bella oltre che incredibilmente talentuosa, fu la più famosa cantante d’Italia nella prima metà del secolo.

Nata a Posillipo nel 1580, Adriana si distinse ben presto per le eccezionali doti canore. Nel 1610, quando la ragazza aveva appena trent’anni, la sua fama giunse alle orecchie del duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. Il cardinale Federico infatti, suo figlio, incontrò la Basile a Roma e, incantato, scrisse al padre:

“[La Basile] canta benissimo et finora al libro, tocca d’arpe eccellentemente e di chitara spagnola; […] ha lasciato qui fama immortale et ha fatto stupir questa città sendo veramente la prima donna del mondo, sì nel canto come ancora nella modestia et honestà”.

Vincenzo Gonzaga, grandissimo amante dell’arte e soprattutto della musica, non poteva farsi sfuggire colei che ormai tutti chiamavano la sirena di Posillipo. Iniziò così un carteggio frenetico tra il duca e la cantante: alcune fonti parlano addirittura di ben sette lettere scritte da Gonzaga nello stesso giorno per convincere la giovane a partire per la corte di Mantova.

Finalmente convinta, la Basile esordì a Mantova, nella famosa sala degli specchi del palazzo ducale, alla fine del giugno 1610: persino il grandissimo musicista Claudio Monteverdi rimase, come tutti i presenti, incantato dalla voce senza eguali della giovane napoletana.

Adriana Basile
La sala degli specchi del Palazzo ducale di Mantova. Fonte: web

Nonostante il successo, vissuto tra la corte di Mantova e Firenze, desse ad Adriana immense soddisfazioni professionali e personali, ella non riuscì mai a stare lontana dalla sua città natale: Napoli costituì sempre un richiamo fortissimo per la sirena di Posillipo, che infatti vi tornò a fasi alterne dal 1612 in poi e definitivamente nel 1640 circa, e non cedette mai alle lusinghe di Ladislao principe di Polonia che la desiderava fortemente alla sua corte.

Adriana fu una personalità che lasciò il segno tra i contemporanei e nei secoli successivi. Per lei furono scritti componimenti dai maggiori poeti del tempo, tra i quali spicca Giambattista Marino, anch’egli napoletano, il più grande poeta barocco d’Italia.

Al di là della tecnica ineccepibile, erano le doti interpretative di Adriana a renderla unica. Un anonimo che la udì cantare così scrisse, infatti, nelle sue memorie:

“la […] voce che comandava, […] la più nobile, la più soave e la più stimata che mai s’udisse […] legava, anzi uccideva i sensi e l’anima di chi sentiva; […]  i soavi sospiri, gli accenti discreti, il gorgheggiar moderato, le portate felici, le ardite cadute, l’elevate salite, gli interrotti camini, lo sospingere, il morir d’una voce, […] erano appunto meraviglie celesti…”

Queste testimonianze incantate sono tutto ciò che ci resta di una grandissima artista napoletana che forse – insieme al fratello – andrebbe ricordata più spesso.

Beatrice Morra 

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