Le mille facce della Casina Vanvitelliana

Le mille facce della Casina Vanvitelliana

 

Cattura.

Il genio di Luigi Vanvitelli è responsabile di una delle opere architettoniche più originali e sublimi che il mondo ci offre: la Casina Vanvitelliana nasce in partenza come riserva di caccia e pesca per volere dei Borbone, vedendo Ferdinando IV di Napoli come massimo fruitore.

Amante della caccia e personaggio molto vicino alla realtà napoletana popolare, tanto da parlare quasi esclusivamente in dialetto circondandosi dei lazzari di Napoli, il re vide nel territorio di Fusaro l’oasi perfetta per passare le proprie giornate di svago lontano dal baccano di città. La vita reale era per lui fonte di stress, e i modi di fare della nobiltà erano enormemente lontani da ciò era il suo comportamento dentro e fuori la corte.  Così fu completato il Real Casino del Fusaro, con tanto di parco da cui partivano le imbarcazioni per l’edificio che all’epoca non aveva alcun ponte di collegamento.  Alcuni storici ritengono che l’introduzione di quest’ultimo abbia sminuito il significato dell’edificio in quanto entità fuori dalla realtà circostante.

La Casina appare come una piccola opera d’arte umana immersa nell’opera d’arte naturale che è il Lago Fusaro, che oltre ad offrire un panorama suggestivo come pochi, ospitava – ed ospita tutt’ora – una quantità indefinita di specie animali. La caratteristica architettura generata dall’unione di tre corpi ottagonali la rende diversa a seconda del punto da cui la si osserva, dando vita ad un piacevole gioco di geometrie. L’interno della Casina fu altrettanto curato, sia per arredamento – anche se attualmente rimangono solo una tavola rotonda con sedie e uno dei due caminetti, oltre che il lampadario nella camera principale del piano terra – che per gli affreschi che vi erano stati dipinti, e che purtroppo sono andati in parte persi per opera di un restauro negligente.

E non è tutto! Molte furono le personalità che vollero trovare rifugio e quiete in quel piccolo angolo di paradiso, da Mozart a Rossini, fino ad ospitare il presidente Ludovico Einaudi.

Per molti la Casina Vanvitelliana è la rappresentazione della casa della Fata Turchina di Collodi, il che è falso, poiché il vero edificio di riferimento è a Taranto.

Attualmente è visitabile nel fine settimana, ed entrarvi provoca emozioni uniche: sembra di essere catapultati all’epoca dei Borbone, perdendosi nel suono della natura e del lago, e lasciandosi trasportare da ciò che è rimasto degli affreschi e degli interni per assaporare l’epoca in cui il Parco Vanvitelliano è stato una delle più importanti mete turistiche al mondo.

 

Guido Daniele Villani

 

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