L’antica lingua dei musicisti: la Parlesia

Parlesia

Ascoltando una canzone in lingua straniera può capitare spesso di non capire il testo o non riconoscere alcune parole. Questa cosa accadeva anche nell’Ottocento, ai napoletani, ascoltando proprio le canzoni in napoletano.

Com’è possibile?

Eppure non tutti sanno che numerosi musicisti nel periodo che va da fine Settecento a inizio Novecento per comporre i loro testi usavano una lingua sconosciuta, nota solo ai pochi eletti: la Parlesia.

La Parlesia nasce dal dialetto napoletano, definito come un sottodialetto, che utilizza i termini comuni alla lingua partenopea ma ne stravolge i significati. Addirittura alcune parole cambiano il loro significato a seconda di come le si pronuncia.

Anche se l’origine di questa lingua sconosciuta è nobile, non lo è il contesto in cui nasce. I musicisti che si dilettavano con  questi brani incomprensibili, non erano i musicanti che comparivano alle corti dei nobili, anzi, erano intrattenitori nelle locande e il loro ambiente era comune ai soggetti di malaffare. E’ così ne nasce la Parlesia, tra i contrabbandieri e i ladri, usando parole segrete per evitare che orecchie indiscrete carpiscano messaggi importanti.

Qualsiasi parola che usciva dalla loro bocca apparentemente non aveva senso, come racconta Luciano De Crescenzo, i musicisti usavano la parlesia per parlare dei loro committenti, di soldi, di donne e ogni oggetto con le loro parole prendeva nuova forma. Come per esempio, quello che noi comunemente chiamiamo “specchio” per loro era “tale e quale“. Oppure parole come “crocca“, “cummara“, “mbanèsia” significano rispettivamente la nonna, la chitarra, il denaro.

Questa lingua è rimasta sconosciuta fino alla metà del Novecento, fino a quando grandi artisti contemporanei ne rimasero affascinati e incominciarono a scrivere testi usando parole nascoste, uno fra questi fu il grande Pino Daniele che nella sua Tarumbò usò parole con significati nascosti.

Una cultura andata ormai perduta: una tradizione mai riportata ufficialmente poichè all’epoca chi mai avrebbe potuto pensare che una cosa così misteriosa come la Parlesia, legata al mondo del malaffare, potesse risvegliare i cuori dei grandi artisti innamorati così tanto della città di Napoli da saper prendere ciò che di più oscuro possa esserci e trasformarlo in una magia

Disegno di Flavia Guarracino

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