Sant’Arcangelo a Baiano: passioni velate e omicidi rivelati

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Forse i più attenti fra voi, passando in una di quelle viuzze che intersecano corso Umberto, avranno notato la decadente facciata di una palazzina. Facendo un po’ di attenzione, sulla sommità, si nota ancora un crocefisso, simbolo di ciò che quell’edificio fu.

Lì infatti, una volta, c’era un convento.

Bisogna sapere che a quel tempo (e parliamo proprio di un po’ di tempo fa, diciamo intorno agli anni 70 del 1500), i ricchi nobili napoletani inviavano in questo luogo le loro figlie, sia per punirle sia perché, non volendo disperdere il loro patrimonio, non volevano farle maritare.

Ora dobbiamo precisare, però, che spesso queste ragazze erano giovani, e non erano estranee agli affari del mondo, se così vogliamo chiamarli. E con ciò possiamo ben capire che non erano molto contente della clausura.

In questo convento, che ha ospitato anche quella Fiammetta del Filocolo di Boccaccio, c’erano due ragazze molto amiche, di un’amicizia molto profonda di cui oggi non ci meravigliamo affatto, ma che all’epoca suscitò delle dicerie.

Queste due giovani erano Giulia Caracciolo e Agnese Arcamone.

Giulia era bella, intraprendente, generosa e molto orgogliosa. Agnese, invece, non aveva ricevuto tutti questi doni dalla natura, ma era comunque dolce e benevola con tutti. Nel monastero in cui vivevano, il cui nome era di Sant’Arcangelo a Baiano, Eufrasia d’Alessandro, un’altra fra le suore e la sua confidente Chiara Frezzi, sparsero la voce che fra quelle due ci fosse qualcosa di più di una semplice amicizia: l’orgoglio di Giulia fu così tanto toccato da quest’oltraggio ch’ella decise di vendicarsi uccidendo gli amanti di queste due donne.

Così una sera, mentre questi si apprestavano a scavalcare le mura che circondavano l’edificio per incontrare le loro amate, vennero assassinati sotto gli occhi delle due ragazze e della badessa.

Le autorità, intuendo lo scandalo che sarebbe potuto nascere da questi delitti, non indagarono, facendo in modo che tutto fosse ricoperto dalla cenere dell’oblio.

Ma la morte della badessa e la scomparsa di altri nobiluomini dell’epoca non passarono inosservate e ben presto, per far tacere le dicerie del popolo, la Chiesa, nella persona dell’Arcivescovo Don Pietro Carafa, si decise a punire le ragazze.

Agnese fuggì prima di essere trovata da quest’ultimo e da allora, di lei, non si ebbero più notizie.

Alcune fra le monache si uccisero, Giulia fu condannata all’ergastolo e Chiara ed Eufrasia a morire di veleno.

Eufrasia si arrese ma Chiara, indomabile fino all’ultimo secondo della sua vita, preso un pugnale dal cadavere di una delle sue compagne morte, si uccise.

Dunque questi sanguinosi eventi portarono, alla fine del XVI secolo, alla soppressione del nobile convento di Sant’Arcangelo a Baiano.

Tutto fu messo a tacere, ma il popolo cominciò ad evitare quel luogo: nella chiesa in cui s’intonavano inni al Signore oramai erano udibili solo i passi di alcuni curiosi, affascinati dall’alone di mistero che circondava le rovine.

Ancor’oggi, dopo più di 400 anni, si narra che il fantasma di Chiara non riesca a trovare pace, e che si aggiri attorno alla facciata in abbandono, unica superstite di quel posto in cui la sua infelice vita si concluse.

-Federica Russo

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