L’Islam nel cuore di Napoli

Cosa conosciamo davvero dell'Islam? E qual è il modo migliore per imparare e conoscere se non andare direttamente sul campo? Guardarsi occhi negli occhi e riconoscersi? Scoprire realtà, mondi diversi e arricchirsi?

Cosa conosciamo davvero dell’Islam?

Mi sono chiesta se non fosse più giusto raccontare da vicino ciò che ci sembra così lontano, ciò che non conosciamo, ciò che a volte fa paura. Mi sono chiesta se non fosse un mio diritto sapere e far sapere. Comprendere e capire, imparare. La risposta era ovvia, così sono scesa di casa.

La Moschea di Napoli, o meglio il Centro Culturale Islamico, si trova a Corso Armando Lucci, nei pressi di Piazza Garibaldi, in una zona dove le culture si mescolano e vivono fianco a fianco. Odore di ragù dai balconi dei palazzi antichi, barbieri arabi, negozi cinesi e orientali, ne rimango affascinata, questa non sembra nemmeno Napoli.

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Entro dall’entrata riservata alle donne, tolgo le scarpe in segno di rispetto e indosso il velo. Mi accolgono delle ragazze allegre, con le quali riesco subito a sentirmi a mio agio e in breve riusciamo a parlare con l’Imam di Napoli: Amar Adballah.

La prima domanda risulta naturale, istintiva, quasi non me ne accorgo:

Qual è la storia dell’Islam a Napoli?

Tutto nacque da studenti, ci racconta, venuti in Italia per studiare. Fra questi  però si sentì ben presto  l’esigenza di trovare un luogo dove poter pregare e mantener  vive le proprie tradizioni, fu così istituita un’associazione chiamata  “Unione degli Studenti  Musulmani In Italia U.S.M.I.

Oggi esiste invece un’altra realtà chiamata “Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia”  U.C.O.I.I

Successivamente poi alla Legge di Martelli, emanata con lo scopo di regolare organicamente l’immigrazione, ridefinire lo status di rifugiato e  introdurre la programmazione dei flussi dall’estero, molte famiglie e lavoratori ebbero la possibilità di trasferirsi in Italia, creando anche qui una Comunità Islamica che oggi consta di circa ventimila persone.

Prima del 1998 erano pochissimi i fedeli che frequentavano la Moschea, quest’ultima posta i primi tempi a Piazza Dante, poi vicino Piazza Nazionale, a Piazza Garibaldi fino al 1984 e successivamente nel 1994 nell’attuale sede.

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Essa è il Nucleo della comunità.

Il giorno principale è il Venerdì come la Domenica per i cristiani, e in questa occasione passano per il Centro oltre mille persone. La struttura è caratterizzata da due piani, circa 700 metri quadri  e le preghiere a volte, in occasione delle feste vengono realizzate anche all’aperto, come a Piazza Garibaldi, Piazza Mercato o Mergellina per riuscire ad accogliere questo numero elevatissimo di fedeli.

Nel Centro  vengono svolte svariate attività, come la lettura del Corano o lo studio della lingua araba. Il sabato pomeriggio ad esempio ci sono le ragazze a studiare l’arabo. Ma oltre ad un’analisi prettamente linguistica l’Imam ci racconta come vengano approfondite anche tematiche legate alla cultura araba e ai suoi principi, una sorta di dibattito attivo della tradizione islamica, tramite informazione e spiegazione. Cos’è l’Islam e come si approccia al popolo, alla gente, e il suo scopo nella vita, .

Siamo aperti a raccontarci, dice, ad insegnare l’arabo o spiegare cos’è  l’Islam a chiunque voglia, ai curiosi o agli interessati che si appassionano alla nostra cultura. È necessario però che vengano divulgate le informazioni giuste, la verità sull’Islam e i suoi reali valori, i reali concetti, rispetto a tutte le cose che girano per conto della nostra tradizione. La disinformazione, l’ignoranza, generano paura. Non bisogna avere paura ma illuminare le parti più buie, capire l’Islam giusto, dando possibilità di realizzare testimonianza diretta con le nostre parole, per far conoscere e capire.

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Si ferma e fa un respiro profondo. Quest’uomo distinto e possente è emozionato, sa di star parlando per un popolo intero e cerca di ponderare le parole, per farmi comprendere sul serio quanto sia importante per lui tutto questo.

E’ necessario un dialogo, riprende, questo è fondamentale. Abbiamo cercato di instaurare un rapporto sia con centri culturali, sia con associazioni religiose e non religiose.

Ci racconta di accordi di Pace stipulati con il Papa e di collaborazioni con lo stesso Sindaco della Città.

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Amar Adballah firma un accordo di pace e collaborazione con la città di Napoli.

Secondo lei il popolo napoletano è aperto nei confronti dell’Islam?

Dal punto di vista dell’integrazione, spiega,  il tempo ha dimostrato come i musulmani siano riusciti ad integrarsi  nella città di Napoli. Il mondo arabo si riconosce in molti aspetti della cultura partenopea, sono entrambi popoli solari ed ospitali. Nel modo di affrontare la vita, di reagire alle tragedie, sentiamo una profonda appartenenza per questa terra che ci ha adottato.

Ci siamo influenzati a vicenda, perché si sa, conoscere altre culture o usanze, non significa perdere le proprie, ma arricchirsi. Abbiamo preso dai napoletani forse gli aspetti migliori,e anche loro lo stesso. Qui siamo stati accolti con amore.

Gli chiediamo infine come racconterebbe l’Islam ad un perfetto sconosciuto, a ragazzi come noi, incuriositi per qualcosa di completamente nuovo.  Amar Adballah sorride e ci racconta una storia:

C’era un re che aveva un consigliere e quest’ultimo lo accompagnava in ogni sua avventura. Un giorno il re  per punire il consigliere a causa di alcune sue disubbidienze, decise di rinchiuderlo in una prigione e di partire senza di  lui. Il consigliere accettò la decisione del sovrano dicendo:  va bene così allora vuole Dio.

Preparandosi per il lungo viaggio però il re si ferì con la spada, tagliandosi completamente un dito. Gli venne detto di non preoccuparsi perché  Dio gli voleva bene e che questa era la sua volontà. Partì  dunque per la spedizione e attraversando una foresta giunse presso una tribù di atei, adoratori di statue. Questi erano soliti sacrificare di tanto in tanto un uomo in onore delle statue stesse. Gli uomini trovarono il re e decisero di ucciderlo, ma notando il dito ferito accettarono di risparmiarlo, al fine di immolare un uomo sano per le loro statue e non un uomo mutilato. Il re infine, tornato alla reggia sano e salvo si avvicinò al consigliere e disse: -Perché quando mi sono tagliato il dito hai detto che Dio mi voleva bene? Dio conosce il futuro meglio di me e te. Se io non fossi stato senza dito, sarei morto sgozzato. Ma perché quando ti ho sbattuto in prigione anche tu hai detto che era la volontà di Dio e che anche lui ti voleva bene? –

-Perché se fossi venuto con te, avrebbero preso me, perché ero io quello sano. Noi non conosciamo le regole del futuro, ma Dio ci vuole bene.-

Estasiati, gli confessiamo un’ultima richiesta:

-Avrebbe un messaggio da lasciare ai nostri lettori?

La risposta arriva senza esitazione: -I musulmani vogliono davvero bene a Napoli e ai napoletani. Un musulmano non rinnega mai una terra o un popolo che lo ha accolto. Noi vi rispettiamo e speriamo di costruire insieme un futuro migliore.

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Arianna Giannetti e Federico Quagliuolo nella Moschea di Napoli.

-Arianna Giannetti

Link: https://www.facebook.com/MoscheaNapoli/

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