Le origini di piazza mercato e la triste storia di Luisa Sanfelice

Le origini di piazza mercato e la triste storia di Luisa Sanfelice

Le origini di piazza mercato e la triste storia di Luisa Sanfelice

 

Le origini di piazza mercato e la triste storia di Luisa Sanfelice

Piazza mercato, situata a poca distanza da quella del Carmine, su via Marina, è attualmente una delle più importanti piazze della città, da secoli principale centro di scambi commerciali.

In origine era soltanto un piccolo spiazzo irregolare posto all’estremità del perimetro urbano, confinante ad occidente con le mura grecoromane, a settentrione con un’altura sulla quale fu costruita la chiesa di Santa Maria la Nova, mentre ad oriente con il Lavinaio. Fu solo grazie agli Angioini che questo luogo divenne un importante centro di traffici mercantili: infatti, verso la fine del 200’, la sede commerciale fu spostata da piazza San Gaetano a piazza mercato, chiamata all’epoca “Campo del moricino” per la presenza di mercanti orientali detti “Mori”.

Nel corso degli anni questo luogo divenne purtroppo centro di tantissime esecuzioni capitali. La prima di queste risale al 29 ottobre 1268, giorno della decapitazione di Corradino di Svevia, ultimo erede della dinastia sveva, morto a soli 16 anni.

Ma il giovane ragazzo non fu l’unico a morire in questo modo. La stessa sorte toccò anche a molti martiri della Repubblica Partenopea del 1799 tra cui spiccano i nomi di Eleonora Pimentel de Fonseca e Luisa Sanfelice, la cui storia è molto particolare.

Luisa Fortunata de Molina divenne “Sanfelice” a diciassette anni, quando sposò suo cugino Andrea Sanfelice, nobile napoletano. Ma il suo matrimonio non fu dei più felici: infatti furono numerosi i tradimenti dall’una e dall’altra parte tant’è che a corte decisero addirittura di separare per un periodo i coniugi, che si ricongiunsero alcuni mesi dopo.

Quando fu proclamata la Repubblica Partenopea, i Borbone tentarono di riconquistare il regno, con una cospirazione guidata da una famiglia di Banchieri svizzeri: i Baccher.

Ma il tenente di cavalleria Gerardo Baccher, innamorato perdutamente della Sanfelice, per proteggerla dalle conseguenze della congiura, le consegnò un salvacondotto, un lasciapassare che avrebbe permesso la fuga a coloro che erano considerati vicini al re. Luisa però consegnò il prezioso foglio al suo amante, l’avvocato Ferdinando Ferri, rischiando di sacrificare la sua stessa vita.

Questi, venuto a conoscenza della congiura, denunciò i Baccher che furono così fucilati nel cortile di Castel Nuovo. Invece la Sanfelice risultò una delle principali salvatrici della Repubblica anche grazie alle parole di Eleonora Pimentel de Fonseca che le dedicò un particolare elogio nel suo Monitore Napoletano.

Ma dopo pochi giorni i Borbone riuscirono a riconquistare il regno e condannarono a morte tutti i fautori della Repubblica compresa la povera Luisa Sanfelice, che venne giustiziata nel settembre del 1800 dopo aver più volte rimandato la sentenza a causa di una falsa gravidanza.

La sua storia venne in seguito raccontata da Alexandre Dumas nel suo celebre romanzo”La Sanfelice”, secondo il quale la nobildonna trovò la morte in maniera straziante: infatti l’ascia del boia dopo averla colpita tre volte non era ancora riuscito ad uccidere la Sanfelice. Secondo Dumas, Luisa, urlando a squarciagola, si alzò in piedi cercando di sfuggire al boia, che però la raggiunse e la sgozzò con un pugnale ponendo fine alla sua vita.

Ancora oggi il suo fantasma appare ogni anno tra il 10 e l’11 settembre, nel giorno della sua morte, con un vestito lungo ed una corda al collo, vagando nei vicoli adiacenti a piazza mercato in cerca di vendetta.

Valerio Iovane

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