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Mariano Semmola, il medico geniale che stupì il mondo

 

Napoli è famosa per tante cose, ma raramente la medicina è stata portata come motivo di vanto per il popolo napoletano. Grave colpa!
Sulla riva del golfo nacquero alcuni fra i più geniali medici dell’intero pianeta, le cui glorie furono spesso adombrate dalla gigantesca figura di Antonio Cardarelli, il leggendario medico napoletano famoso in ogni parte del mondo. Eppure, il coetaneo Mariano Semmola non fu meno geniale, pur rimanendo oggi silenzioso ed abbandonato in una statua di Piazza Cavour.

Quanti uomini, con la sola forza della mente, riuscirono a cambiare silenziosamente i destini del mondo? Quanti dotti, medici e sapienti, quanti nomi dall’intelligenza splendida e dalla massima altura morale morirono senza un nome dopo aver donato la propria vita all’umanità?

La Storia non fu clemente con la memoria di tanti medici, ma Semmola mantiene ancora uno sguardo fiero, con i suoi i capelli lunghi ed arruffati del medico che ancora veste un elegantissimo camice di fine ‘800 che copre il suo vestito elegante.

 

Fu figlio d’arte: nato nel 1831 dal pugliese Giuseppe Semmola, uno dei più importanti esponenti della scuola medica napoletana e medico di fiducia di Francesco I e Ferdinando II, anche Mariano fu subito instradato all’arte che rese gli uomini padroni della vita e della morte: già a ventun’anni era laureato in Medicina e, in una età in cui i giovani cercano confusamente la strada della propria vita, andò ventiquattrenne a Firenze per partecipare alla sua prima conferenza sanitaria internazionale, nel 1856.
La timidezza non era affatto un tratto del suo carattere: giovanissimo e spavaldo, il giovanissimo laureato si sedette fra medici tanto vecchi e saggi da sembrar millenari vicino a lui.
Semmola si muoveva agilmente e parlava dei massimi temi di medicina moderna con la naturalezza di un esperto studioso: il suo comportamento destò grande stupore in tutto il gotha della medicina europea riunito nella bellissima Firenze.

A venticinque anni tenne una lezione magistrale nella prestigiosissima Accademia di Medicina di Parigi (nella quale si era appena specializzato), tenendo banco dinanzi ai massimi esperti di medicina mondiale e strappando applausi da scienziati assai più anziani di lui.

E così, a soli trentaquattro anni, gli fu data la prima cattedra di Farmacologia Sperimentale d’Italia, a Napoli. 

Diventò quindi medico capo dell’Ospedale degli Incurabili, che allora era il luogo nel quale si riunivano le più belle menti dell’intero secolo, e, nel 1888, fu chiamato da Francesco Crispi in persona per redigere il primo regolamento sanitario nazionale della Storia. 

Un ritratto di Mariano Semmola sul giornale “L’Illustrazione Italiana” del 1888, dove si raccontano gli innumerevoli successi del medico napoletano

Non era infatti solo un medico favoloso: Mariano Semmola era anche un grande appassionato di diritto e di filosofia: per tutta la sua vita, infatti, si trovò a combattere per la creazione del Codice Sanitario del 1888, che servì ad ammodernare gli ospedali e, soprattutto, cure anche ai più indigenti.

Si sedette anche nel Parlamento Italiano e si fece promotore di importantissime riforme per l’Università di di Napoli, che, a suo avviso, doveva essere dotata delle attrezzature più moderne per garantire studi di eccellenza.

 

Poi, il viaggio in Sud America: il Regno di Napoli era già caduto da vent’anni, ma la moglie dell’Imperatore del Brasile era una delle ultime rappresentanti del Regno delle Due Sicilie ancora su di un trono: Teresa Cristina di Borbone, infatti, era la figlia di Francesco I e, nonostante migliaia di chilometri di distanza, rimase assai affezionata a quel bambino prodigio che vide crescere nella sua Napoli: quando si ammalò Pietro II del Brasile, l’imperatrice chiamò immediatamente Semmola che, con un lungo viaggio, giunse a Rio de Janeiro per salvare l’imperatore da una malattia allora sconosciuta.

Poi, tornò a Napoli e, partendo sempre dal suo amato golfo, fu inviato a Washington, Londra, Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Vienna come rappresentante dello Stato Italiano nei più prestigiosi incontri internazionali. Gli furono offerti numerosi contratti nelle maggiori accademie mondiali, ma Semmola rifiutò sempre con fermezza le proposte, spiegando che il suo dovere era quello di preparare i futuri medici napoletani. 

Medico, scienziato, filosofo, accademico, letterato ed esperto di diritto: Semmola riuniva in una sola persona tutte le eccellenze napoletaneDopo una vita passata a studiare, a viaggiare per il mondo intero a rappresentare il genio napoletano, morì nel 1896 nella Napoli che fu per lui madre, compagna e tomba. 

 

P.S.
Una curiosità: a Semmola, per onorare la memoria di uno scienziato tanto importante, fu intitolato proprio il primo tratto di Spaccanapoli. Dopo la morte di Benedetto Croce, la strada fu “strappata” al vecchio proprietario e rinominata in Via Benedetto Croce.

Mariano Semmola fu “trasferito” nel più periferico Rione Alto, dove ancora esiste Via Mariano Semmola.

Author: Federico Quagliuolo

Giornalista e fotografo napoletano, classe 1992. Specializzato in fotografia di eventi, fotogiornalismo e still-life. Speaker per Radio CRC e studente del Master in Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa. Sono il fondatore del gruppo Storie di Napoli, che oggi conta più di 60.000 iscritti su Facebook, due libri pubblicati e svariati premi nazionali. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Ex studente del Liceo Sannazaro ed ho conseguito la laurea ad ottobre 2017 in Giurisprudenza all’Università Federico II. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho poi lavorato per diversi giornali, fra cui Il Denaro e l’Inchiesta Napoli, oltre ad aver diretto il magazine della facoltà di Giurisprudenza. Innamorato della ricerca storica, dei palazzi abbandonati e delle leggende antiche, sogno di poter raccontare un giorno in TV le storie di tutte le città che visiterò.

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