Giuseppe Mercalli, il padre dei terremoti che amò il Vesuvio

L'inventore della Scala Mercalli visse per tutta la sua vita a Napoli, diventando uno degli scienziati più importanti del mondo.

Come oggi file di turisti ammirano stupefatti il selvaggio riposo del Vesuvio, cent’anni fa un vecchietto dall’aria distinta ammirava silenzioso le pietre del vulcano. Passava ore, giornate, settimane con un blocchetto di carta in mano per annotare le sue osservazioni: quel signore si chiamava Giuseppe Mercalli, uno degli scienziati più famosi al mondo, padre della famosissima Scala Mercalli.

La targa dedicata a Giuseppe Mercalli dal Liceo Vittorio Emanuele, nel centenario della sua morte
La targa dedicata a Mercalli dal Liceo Vittorio Emanuele, nel centenario della sua morte

Nacque a Milano nel 1850 in una famiglia povera emigrata da Portici ai tempi di Francesco I: già a scuola decise di votare la sua intera vita allo studio delle scienze naturali, affascinato dalla potenza brutale della natura, dei terremoti e dei vulcani, trascinato dalle spiegazioni del suo maestro, l’Abate Stoppani: grazie all’influenza del suo insegnante, diventò prima sacerdote, poi professore universitario.

Fu così che, dopo dieci anni passati in Val Padana, fu chiamato all’Università di Napoli per insegnare scienze naturali e, contemporaneamente, decise anche di insegnare al Liceo Vittorio Emanuele II, convinto che l’amore verso la scienza sia da diffondere, da contagiare ai ragazzi sin nei banchi di scuola.

Durante i suoi anni a Napoli, assistette allo storico terremoto di Casamicciola del 1883, che rase al suolo quasi tutta l’Isola Verde: studiò le macerie, vide gli effetti dei crolli e dei cedimenti e fu proprio in questo momento che la sua creazione più famosa prese forma: Mercalli capì che necessario realizzare una scala dei danni, comprendere quanto un terremoto potrà essere devastante per la popolazione ed adottare le giuste misure di sicurezza: nacque così, proprio nello stesso anno, la Scala Mercalli, il primo dei tantissimi studi che resero il suo creatore il più famoso sismologo del mondo.

Con il Vesuvio ebbe un rapporto di amore e paura, timore e curiosità: il vulcano più misterioso del mondo fu da sempre il desiderio ed il sogno di Mercalli, che voleva rivelarne tutti i suoi segreti, scoprire le sue logiche, svelare la sua natura potente e furiosa.

Giuseppe Mercalli sul Vesuvio: era così preso dalle sue ricerche che spesso, pur di sporgersi nel cratere, chiedeva l'assistenza di qualcuno che gli tirasse il vestito per non farlo cadere giù.
Mercalli sul Vesuvio: era così preso dalle sue ricerche che spesso, pur di sporgersi nel cratere, chiedeva l’assistenza di qualcuno che gli tirasse il vestito per non farlo cadere giù.

 

In molte sue pubblicazioni, Mercalli scriveva come sottotitolo una frase lapidaria, un monito per il futuro: repetita juvant.
La sua preoccupazione, il suo terrore più grande si trovava infatti a pochi chilometri dalla sua amatissima Napoli e la sua intera attività scientifica : Mercalli voleva evitare che in futuro il mondo potesse assistere ad una nuova Pompei. Moltissimi suoi studi furono votati alla ricerca di metodi per salvare i cittadini dalle catastrofiche conseguenze di un terremoto inaspettato e di eruzioni devastanti: la prima edizione del libro “Le case che si sfasciano e i terremoti” fu stampata dopo il terremoto di Casamicciola nel 1883 e, trent’anni dopo, Mercalli ne fece una seconda ristampa, proprio per denunciare la completa inattività della politica nei confronti di un problema che, secondo lui, era di importanza capitale.

Prevenzione” era per lui l’unico modo di evitare un disastro epico. Parola che, cent’anni dopo, è ancora rimasta inascoltata.

Fu quindi nominato direttore dell’Osservatorio Vesuviano e, sulle falde del Vesuvio, passò gli ultimi anni della sua vita: era una sua abitudine camminare sui bordi del cratere, osservando quasi ipnotizzato i fumi e le pietre laviche del vulcano.

Il fuoco, i misteri ed i terremoti furono quindi il filo rosso della vita di Mercalli, che si concluse proprio nel modo peggiore: il suo corpo fu trovato carbonizzato nella sua casetta di Via della Sapienza, nel 1914, dopo un incendio nel suo appartamento.
Come sia morto, rimarrà un mistero: alcuni credono che sia esplosa per errore la sua lampada ad olio; secondo la polizia, invece, sembra si sia trattato di una tragica conclusione di un furto in casa: all’interno del suo appartamento, infatti, Mercalli nascondeva abitualmente del denaro in contante e, al momento delle indagini della polizia, mancavano proprio 1500 lire in casa. I ladri avrebbero quindi bruciato il suo cadavere, per nascondere le tracce di una colluttazione.

 

 

Oggi, grazie all’INGV, Mercalli torna a vivere su Twitter e potrete parlare con lui su questo link: https://twitter.com/g_mercalli

 

-Federico Quagliuolo

More from Federico Quagliuolo

Il Villaggio segreto delle Due Porte all’Arenella

Il Villaggio Due Porte è un luogo ai più sconosciuto, forse qualcuno...
Read More