Sensazionali scoperte casuali: la necropoli di Pizzofalcone

La Necropoli di Pizzofalcone è la più antica della nostra città: le sue rovine vennero alla luce per caso, in un caldo giorno di maggio dell'anno 1949.

Catacombe Parigi Napoli

Che Napoli sia una città sorprendente, nessuno dotato di un minimo di buonsenso potrebbe negarlo.

Certo, Partenope ha tanti difetti, ma in quanto a questo c’è poco da discutere: svoltare un angolo, attraversare la strada, alzare lo sguardo, imboccare uno dei tanti suoi vicoli è un gesto apparentemente banale che spesso, però, risulta l’inizio di piccole grandi scoperte.

Che sia imbattersi in una chiesa sino ad ora sconosciuta, in uno scorcio da cartolina o in qualche rovina antica mai notata prima poco importa: la nostra città complicata e ricchissima avrà sempre qualcosa di inaspettato da offrirci.

Ben lo avrà capito, un giorno non troppo caldo del maggio 1949, un innocuo gruppo di operai che, stupefatti, dovettero interrompere il loro lavoro trovandosi davanti a una casuale incredibile scoperta.

Siamo a via Nicotera, precisamente all’altezza del civico n.10 che, danneggiato da eventi bellici, in quei giorni veniva ristrutturato. Il reperimento dei materiali avveniva da qualche giorno attraverso lo scavo di alcune cave circostanti: scava e riscava, proprio così fu scoperta la più antica necropoli della nostra città, da allora chiamata la Necropoli di Partenope o di Pizzofalcone.

In genere, le necropoli vengono realizzate secondo precisi dettami strutturali e simbolici: ossia, sul colle opposto ad un colle abitato, diviso da quest’ultimo da una strada più o meno ampia. La necropoli di Partenope corrisponde perfettamente a queste caratteristiche che contrappongono vita e morte come due specchi posti l’uno di fronte all’altra. A dividerli, il tracciato netto della superba via Chiaia.

Addetto agli scavi fu l’archeologo Mario Napoli, che, con l’aiuto della sua squadra, riuscì a datare la necropoli come risalente addirittura alla seconda metà del settimo secolo. In particolare, questa datazione fu agevolata dal ritrovamento di un ampio numero di vasi protocorinzi tardi, i più antichi tra i vari reperti, e collocabili per l’appunto nel settimo secolo.

Tuttavia questa non fu l’unica importante informazione ricavata dai vasi e dai reperti ritrovati tra le tombe: la loro fattura, di fatti, aveva corrispondenze così evidenti con altri uguali elementi di origine cumana, che essi diedero forte conferma all’ipotesi  di una Neapolis antica come sub-colonia di Cuma.

Tacciono gli indizi archeologici per circa due secoli; dopodiché, all’antichissima necropoli ne fu sovrapposta una seconda, ellenistica.

Il ritrovamento casuale di una così importante testimonianza della storia della nostra città non fa che confermare l’incredibile capacità di nascondere nel suo seno di tufo, mare e lava una miriade di segreti e impensabili tesori. Fermi lì chissà da quanto e chissà ancora per quanto, pazienti nel testimoniare silenziosi il tempo che fu, in attesa di essere ritrovati per raccontare impassibili le loro storie.

Beatrice Morra

N.B.: Poiché la necropoli non è visitabile, non esistono fotografie che ritraggono il luogo. Abbiamo quindi deciso di utilizzare una fotografia del repertorio privato di un nostro fotografo, Valerio Iovane, a scopo esemplificativo ed estetico, ma essa rappresenta le catacombe di Parigi e non la necropoli nostrana.

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