Le battaglie di San Carlo all’Arena

La chiesa di San Carlo all'Arena: perchè si chiama così? Qual è la sua storia?

Nel quartiere di San Carlo all’Arena, che comprende colossi come il Real Albergo dei Poveri, Via Foria e Piazza Carlo III, c’è una chiesa, dedicata ad un arcivescovo milanese.

Per la precisione, dove Via Foria incrocia Via Cirillo e Via Annibale de Gasperis, c’è una chiesa che prende proprio il nome di San Carlo all’Arena.

Da dove deriva questo nome? Si tratta forse di un santo che faceva il gladiatore?

Sarebbe bello, però la spiegazione è molto meno eroica di quanto si possa pensare: bisogna ricordare che un tempo la pioggia che cadeva sul Borgo dei Vergini scorreva come un fiume creando un solco, che oggi prende il nome di via Foria, e continuando verso quella che attualmente è chiamata Via Arenaccia.

Ma allora perché Arena? Perché nei periodi di secca, quando non pioveva, il terreno era sabbioso, come una vera arena!

Quindi, svelato il mistero del santo che era pacifico e non un gladiatore che aveva a che fare con leoni, possiamo parlare della storia della chiesa.

Entrando nella chiesa, la prima cosa che si nota è la pianta ellittica, c’era a Napoli un solo uomo, un grande uomo, che progettava chiese del genere, e si chiamava Fra’ Nuvolo. Ma il progettista non riuscì a vedere la sua chiesa completata poiché morì prima. Difatti, fu costruita nel 1602 da Silvestro Cordella, ma solo nel 1700 fu completata, e nel 1756 aperta al pubblico. Nel 1623 le fu dato il nome di Chiesa di San Carlo e San Bernardo in nome del fondatore dell’Ordine dei Monaci Cistercensi, furono appunto questi padri che si occuparono di completare la chiesa, ma furono costretti ad abbandonarla a causa della soppressione degli Ordini Monastici avvenuta nel 1792.

Arriviamo così ad un periodo piuttosto brutto per la nostra chiesa: che divenne deposito per il fieno, e per quanto riguarda il monastero, anch’esso abbandonato, fu adibito a forte militare.

Arriviamo nell’800, precisamente nel 1836, quando ricadde l’attenzione sull’antica chiesa, ormai dimenticata e abbandonata da tutti, in onore di San Carlo e dello scampato pericolo del colera, si decise di ridare nuova luce alla chiesa.

Passandole accanto si possono notare le ferite riportate nell’incendio del 1923 e del terremoto del 1980. Un edificio stanco, ma forte, che al suo interno nasconde un cuore pulsante: è proprio entrando in uno dei sette altari posti sulla linea dell’ellisse che si può scorgere il nucleo dello spirito di questa chiesa e dei suoi fedeli, un crocifisso, di cui già parlammo, rende questo posto magico e fa capire quanto forte può essere la volontà di qualcuno, in questo caso, la volontà dei fedeli.

 

Foto di Federico Quagliuolo

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