Cappella San Severo: tra misteri e opere d’arte – Storie di Napoli a Scuola

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« Chiunque tu sia, o viandante, cittadino, provinciale o straniero, entra e devotamente rendi omaggio alla prodigiosa antica opera…»

Queste sono le accoglienti parole incise sulla porta laterale della Cappella di San Severo, uno dei più importanti edifici di culto di Napoli sito nei pressi di Piazza San Domenico Maggiore.

L’edificio, chiara espressione dell’arte Barocca, fu ideato nel 1613 da Raimondo di Sangro, principe di San Severo, anche se riguardo la storia della sua fondazione sono varie le leggende che riecheggiano nei secoli. Sorgendo presumibilmente sulle rovine di un tempio consacrato alla dea Iside, un’altra affascinante leggenda narra di un uomo che, mentre veniva condotto in carcere ,seppur innocente ,transitando lungo le mura della proprietà dei San Severo, si votò alla Santa Vergine. Improvvisamente un muro crollò rivelando un dipinto raffigurante proprio la Vergine invocata, la stessa “Pietà” che darà il nome alla chiesa nota a pochi come “Santa Maria della Pietà”.

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Cristo velato

Al suo interno turisti e non solo possono ammirare una delle opere più suggestive al mondo “Il Cristo velato” posto al centro della navata della cappella. La statua doveva essere realizzata, come per volontà di Raimondo di Sangro, dal Corradini che morendo però nel 1752 riuscì solo a conseguire un bozzetto.

Così il lavoro passò nelle mani di Giuseppe Sanmartino che scolpì una statua di marmo a grandezza naturale raffigurante Cristo morto coperto da un velo trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua.

E’incredibile come dallo stesso sudario possono essere osservate le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani, la vena gonfia ancora palpitante sulla fronte e il costato scavato, elementi che sicuramente sconcertano e rapiscono ogni “spettatore”.

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Macchina anatomica

Nella cavea invece all’interno di due bacheche sono riposte le due “Macchine anatomiche”, corpi di un uomo e una donna che mostrano un sistema circolatorio perfettamente intatto.
Le Macchine sono opera del medico palermitano Giuseppe Salerno che fu incaricato dallo stesso principe Raimondo di Sangro. Tali scheletri rappresentano le presenze più misteriose della cappella, è incredibile infatti come sia stata possibile una così perfetta conservazione dei vasi e, anche riguardo tale argomento, non sono poche le leggende che vengono narrate. Ciò che colpisce ancora di più è la presenza ai piedi della donna di un feto vicino il quale vi era attaccata la placenta aperta legata al embrione tramite cordone ombelicale.

I due studi anatomici sono stati trasferiti nella cappella solo dopo la morte del principe.

 

Annalisa Sorice

La storia è stata scritta dai ragazzi del progetto Voci di Corridoio – Liceo Sbordone

Foto di Giuseppe Salviati 

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