La prima astronoma della Storia riposa a Napoli: la storia di Mary Somerville

Nel Cimitero degli Inglesi all'Arenaccia c'è la tomba dimenticata di Mary Somerville, la prima scienziata donna della Storia. Visse 92 anni e cambiò il mondo con i suoi studi.

 

Mentre l’ennesimo tiro maldestro di un ragazzino colpisce con una pallonata la statua di Mary Somerville, lei risponde con un sorriso sereno, accondiscendente, dolce come quello di una nonna che ne ha viste tante nella sua vita, rassegnata nel vedere la sua , come un vecchio libro gettato nell’angolo di una stanza.
Il Cimitero degli Inglesi è ormai un decadente parco abbandonato, un campetto di calcio per i ragazzini del quartiere circondato da palazzoni grigi degli anni ’60 e chiuso da un muro scalcinato e marcio: un monumento solitario gettato in un anonimo vicolo sporco dell’Arenaccia.
Il silenzio della statua di Lady Somerville non rende giustizia alla vita della prima donna astronoma della Storia, morta proprio a Napoli. Noi proveremo a raccontarlo.
Nacque nel lontano 1780 in una remota cittadina nelle campagne scozzesi, Jedbrugh. Il padre, severissimo ed austero, la mandò sin da piccola a scuola e già a sei anni le trovò l’uomo con cui si sarebbe sposata.
E così, mentre l’Inghilterra di Giorgio III stava per incassare in America la sconfitta epocale che avrebbe cambiato il pianeta, Mary, in una anonima casetta di campagna, si faceva cacciare dalla scuola elementare per aver osato parlare in modo irrispettoso all’insegnante: dopo le percosse furiose del padre, fu per punizione chiusa nella biblioteca di famiglia e lei, annoiata, provò a leggere a tentoni le prime parole su di un libro antico. Di lì, non si sentì più sola: conobbe vite di eroi, idee di filosofi, mondi immaginari e scienze che avevano come limite solo l’immaginazione umana.

Il primo appuntamento fu fortuito, poi, ogni notte, nel silenzio della casa, sgattaiolava in biblioteca e rubacchiava qualche libro da leggere. Finché non fu scoperta da un parente, che la riempì di botte.

 

A tredici anni, fra gli sguardi di biasimo di una famiglia verso una donna che voleva sapere troppo, fu spedita in una scuola di cucito ed altre materie femminili, nella speranza di poter correggere un animo così ribelle alla rigidissima etichetta britannica: data a vent’anni in sposa ad un rozzo ufficiale russo, lei, sempre più innamorata dei suoi libri, cominciò a studiare la matematica fra le grasse risate del marito, che si chiedeva cosa potesse importare la scienza ad una donna.

Morto il primo marito in guerra, a 25 anni la ragazza fu ripudiata dalla famiglia e si profilava per lei una vita da zitella. Ma il destino non aveva fatto i conti con l’amore.

Ebbe modo di conoscere in ospedale William Somerville, un ispettore sanitario nonché suo cugino, con cui scoppiò un amore forte, passionale, che sconfisse tutti i rigidissimi schemi dell’epoca vittoriana e li portò ad un matrimonio criticato e malvisto dalla antica società borghese del paesello in cui viveva: una scena che sembra tratta da un libro di Charlotte Bronte!

Un autoritratto di Mary Somerville, durante la sua permanenza a Napoli (c) Somerville College, Oxford
Un autoritratto di Mary Somerville, durante la sua permanenza a Napoli (c) Somerville College, Oxford

Si sposarono e lui finanziò tutti gli studi della moglie comprando libri e giornali scientifici per farglieli leggere. Così lei, affamata di sapere e con grande spirito critico, cominciò ad elaborare nuove teorie matematiche e fisiche, discutendo le formule di Laplace e di Gauss e studiando l’astronomia e la fisica.
Cominciò a pubblicare i primi libri di astronomia, studiò l’effetto del magnetismo e del movimento dei pianeti, finché i suoi studi non diventarono così autorevoli da essere commentati dalla comunità scientifica con un “incredibile che una donna possa elaborare simili teorie!“.

Così, mentre un’altra donna, Vittoria, portava il Regno Unito al massimo splendore, Mary Somerville fu la prima donna ad essere nominata membro di una accademia scientifica, la Royal Astronomical Society, proprio per i suoi studi avanzatissimi e rivoluzionari. Di lì, la sua carriera di studiosa la portò in tutte le università più importanti d’Europa, fra cui, ovviamente, anche nella capitale del Sud Italia.

 

Ormai anziana, dopo aver viaggiato in tutto il mondo, decise infatti di trasferirsi a Napoli poco prima dell’arrivo di Garibaldi, per conoscere la città che definì “madre di tutte le scienze” e che amò profondamente, tanto da decidere di vivere sul Golfo. Accolta da tutti i più importanti studiosi d’Italia, frequentò l’Osservatorio di Capodimonte e l’Accademia Pontaniana e discusse all’Università le teorie più avanzate sul movimento degli astri.

Seduta su una piccola seggiolina sulla riva dell’antica spiaggia di Chiaia era solita scrivere le sue memorie, che furono pubblicate dalla figlia proprio dopo la sua morte. Poi, ad 86 anni, volle studiare di persona l’eruzione del Vesuvio, andando a San Giuseppe Vesuviano per vedere gli effetti della lava. Morì a 92 anni, dopo aver scritto una serie di lettere in cui ripeteva continuamente di essere finalmente felice, come se avesse potuto vivere a Napoli l’infanzia che non poté vivere da bambina.
In quasi un secolo di vita, assistette all’indipendenza dell’America ed all’arrivo di Garibaldi; conobbe Ferdinando II, la Regina Vittoria ed Umberto; scoprì pianeti sconosciuti e formule matematiche che, più in là, sarebbero state alla base dei computer.

Amante della natura e del mondo animale, previde anche l’estinzione di numerosi animali nei secoli futuri, a causa della caccia e delle attività commerciali dell’uomo: fu, per giunta, una delle prime scienziate a promuovere delle attività di rispetto e tutela degli animali.

 

 

Testimone degli eventi che avrebbero portato all’età contemporanea e madre delle scoperte scientifiche moderne: oggi, all’età di 235 anni, attende ancora qualcuno che abbia la pazienza di ascoltare la sua storia, anziché tirarle addosso i palloni.

-Federico Quagliuolo

 

 

 

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