“Abbrùcialo ‘a barba e dice ca so’ stat’i’!”: il proverbio e l’aneddoto

Abbrùcialo ‘a barba e dice ca so’ stat’i’! 

Quanti di voi hanno mai sentito, magari per bocca di un nonno o di un anziano parente, questo antichissimo detto napoletano? Esso non è sicuramente dei più famosi, eppure l’aneddoto curioso alle sue origini è estremamente emblematico dell’ironia napoletana.

L’aneddoto all’origine del proverbio

Pare, infatti, che durante la celebrazione  di un’Agonìa, un predicatore reggesse in una mano un crocifisso e nell’altra una candela accesa. Avvicinando questa al primo, in diversi punti, e rivolgendosi ad un ipotetico interlocutore, egli pronunciava una serie di formule: “Vedi il chiodo infisso in questa mano? Lo hai conficcato tu, peccatore! E la ferita nel costato? L’hai prodotta tu, peccatore! E la corona di spine? Gliel’hai posta tu sul capo, peccatore!”.

 

Gli occhi di coloro che assistevano alla predica seguivano ipnoticamente la fiamma della candela. Finché uno degli spettatori, impertinente e coraggioso, urlò: “Mo’ abbrùcialo pure ‘a barba e po’ dice che so’ stat’i’!”. 

Da questo divertente aneddoto, quasi sicuramente leggendario, nacque allora il proverbio napoletano: proverbio per chi, con ironia e arguzia, voglia difendersi da ingiuste accuse.

Beatrice Morra 

Bibliografia

Proverbi e modi di dire napoletani, S. Zazzera, 2001. 

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