Rione Venezia, il sogno di una Bagnoli che non sorgerà mai

Bagnoli nel 1800 doveva diventare una meta di turismo internazionale, più bella delle Hawaii e dei paradisi tropicali. Alberghi, terme, giardini ed ogni amenità. Un architetto napoletano progettò l'impossibile. Poi fu fatto fuori dagli interessi delle industrie del nord.

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Bagnoli è la terra dei sogni perduti, la tomba delle illusioni, uno scheletro della violenza che fu fatta su una terra ricca e fertile che ospitava un antico villaggio di contadini e, nei sogni di chi amava Napoli, sarebbe oggi diventata il quartiere turistico più bello al mondo.

Come al solito, andiamo per ordine. 

Bagnoli ai tempi del progetto "Rione Venezia"
Bagnoli ai tempi del progetto “Rione Venezia”

Smontate tutto, immaginate di non vedere più lo scheletro di una folle acciaieria, perché solo con la mente si può distruggere una violenza che oggi compie centocinque anni. 
Ed ora, tornati nel lontano 1900, incontrate un uomo, un visionario, un pazzo, un napoletano con un nome ben poco meridionale: Lamont Young. 

Young era un architetto e urbanista, un genio al quale la storia non ha mai dato il giusto tributo, forse perché i suoi sogni erano troppo innovativi. Vedeva infatti in Bagnoli la speranza di un futuro.

 

Era il 1872 e Young, giovanissimo, presentò un progetto folle, incredibile, rivoluzionario: una metropolitana cittadina ed una tangenziale sotterranea, che avrebbero collegato tutta la città.

Il Comune bocciò il suo progetto perché “inutile e costoso“. Poi, qualche anno dopo, accolse proposte simili da imprenditori locali, evidentemente copiate proprio dalle idee di Young.  

Durante il mandato di Nicola Amore, furono poi individuati dei territori per espandere Napoli e dotarla di un nuovo sistema industriale autonomo, dato che, dopo l’Unità, tutte le industrie pesanti furono lentamente smantellate. Le aree individuate furono due: la zona che anche oggi si chiama Area Industriale e la zona di Bagnoli.

Nel 1888 Young sognò quindi l’impossibile: presentò al Comune il progetto di un quartiere chiamato Rione Venezia, una sorta di paradiso terrestre.

Innamorato dei tramonti che oggi si vedono malinconici al Parco Virgiliano, Young ci vide lungo: un giorno il turismo sarebbe stato il motore economico di tante città costiere e Napoli doveva essere valorizzata in tal senso. Bagnoli sarebbe diventata una sorta di Venezia con le bellezze di Napoli a due passi.
Dovevano infatti nascere una serie di canali artificiali, laghi e zone termali che avrebbero collegato i vari edifici del quartiere. I palazzi, invece, sarebbero stati ricchi di piante, giardini pensili e vedute panoramiche sul golfo di Bagnoli, con numerosi alberghi di lusso. Insomma, cose che oggi si vedono solamente in quei paradisi tropicali oltreoceano.
Per Young Fuorigrotta era una opportunità, non un luogo sul quale speculare con casermoni e colate di cemento. Anzi, nell’incipit del suo progetto presentato al Comune disse esplicitamente:

“Non ho voluto basare il mio progetto sopra una semplice speculazione di compra-vendita di suoli, che attualmente forma, per disgrazia dei Napoletani, il sostrato su cui si poggiano coloro i quali hanno fatto proposte per l’ingrandimento perimetrale della città: ho dovuto mirare principalmente a provvedere Napoli di tutto quello di cui ora manca”

 

 

Centoventi anni sembrano tanti: separano generazioni, pensieri, uomini che, purtroppo, non potranno mai comunicare fra loro, se non attraverso antiche memorie e documenti.

Un gigantesco canale che avrebbe dovuto collegare Bagnoli a Posillipo, navigabile con gondole e barchette
Un gigantesco canale che avrebbe dovuto collegare Bagnoli a Posillipo, navigabile con gondole e barchette

Il sogno di Young dimostra invece che 120 anni non cambiano la storia: il progetto fu boicottato proprio con appalti truccati: il Comune diede a Young un tempo strettissimo per trovare investitori e realizzare il suo progetto, altrimenti il terreno di Bagnoli sarebbe stato messo all’asta. E tutte le gare d’appalto andarono, stranamente, deserte.

Il proprietario dell’Ilva, scaduta la concessione di Young, acquistò Bagnoli ad un prezzo irrisorio, già sfregandosi le mani pensando ai soldi che avrebbe guadagnato con il suo mostro. Ed il Comune di allora, forse miope, forse corrotto, spazzò via l’intuizione un genio napoletano per far posto al guadagno di qualche cinico imprenditore ben ammanigliato con le realtà locali.

E Young morì suicida nella sua casa. 

 

-Federico Quagliuolo

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