Via Chiaia? Era il letto di un fiume!

Via Chiaia, centro della bella Napoli, dei negozi, delle luci e della vita del quartiere più modaiolo e ricco della città. Eppure sapevate che questa strada era molto probabilmente un fiume? Ed ancora: conoscevate il vero nome del Ponte di Chiaia?

Benvenuti a Via Chiaia, l’arteria dello shopping, della vita notturna, dell’eleganza; la strada che collega il vecchio ed il nuovo: l’antica anima spagnola di Via Toledo e la nuova anima piemontese di Via dei Mille si incrociano in Via Chiaia. 

Iniziamo con uno shock: immaginate che, al posto del viale alberato, ci sia un bel fiumiciattolo che, da Pizzofalcone, scende tranquillo verso il placido mare, poco oltre l’attuale Piazza dei Martiri.

Probabilmente, al posto di questa strada, i Greci vedevano proprio questo fiume, antico ricordo delle acque che ancora oggi scorrono sotto il Monte Echia: i coloni di Rodi che fondarono l’antichissima Palepoli, infatti, si stabilirono sulla collina di Pizzofalcone proprio per il suo piazzamento strategico: “fra tre acque“, dicevano loro.

Via Chiaia, a detta di alcuni storici, infatti, non è altro che il letto di questo antichissimo fiume che scorreva dal monte Echia, sparito per motivi sconosciuti e già ai tempi dei Romani trasformato in una strada, la cosiddetta “Via per i campi flegrei“, che portava alla Domiziana: un punto di ingresso perfetto per tendere imboscate e controllare l’accesso di eventuali avventori indesiderati nella vecchia città. Nel 1500, poi, fu messa una gigantesca porta (simile all’attuale Porta Nolana) che chiudeva l’ingresso alla città vecchia, abbattuta da Ferdinando IV.
Proprio per la sua posizione scomoda, la strada era un gran fastidio: un vallone che separava le meravigliose ville romane sulla collina di Pizzofalcone dai nuovi Quartieri Spagnoli, sconvenientissimo per i cittadini e per l’edilizia. Era una strada così antipatica che il viceré Manuel de Monterey, nel 1696, fece costruire il Ponte di Chiaia proprio per collegare i Quartieri Spagnoli con Pizzofalcone.

Il Ponte di Chiaia in una stampa antica, nel ‘700 era chiamato “Ponte di Monterey” in onore del Viceré che lo fece costruire

E allora la domanda sorge spontanea: che c’entra il quartiere Chiaia con la sua strada omonima? 
Bisogna tornare nel 1400, ai tempi del dominio aragonese: proprio lì iniziarono a sorgere piccole casette di pescatori e via Chiaia assunse il suo nome attuale, dandolo, di conseguenza anche al piccolo borgo: era la “Via per la Playa“, la spiaggia in spagnolo. E tale rimase fino alla fine del 1800, quando, con il Risanamento, fu approvata la costruzione del lussuoso e ricchissimo Rione Amedeo, con Via dei Mille e la ristrutturazione della meravigliosa Piazza dei Martiri, prima conosciuta come Piazza della Pace. 

E così, nonostante Chiaia sia un quartiere dal volto assai giovane, addirittura molto più recente dei lontani casali di Antignano al Vomero e delle Due Porte all’Arenella, il suo percorso strano ed irregolare racconta la storia delle fontane di Santa Lucia, la storia di Palepoli, la nascita di Napoli.
Quante storie si nascondono in una strada che porta alla spiaggia?

-Federico Quagliuolo

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