L’uomo che scoprì Troia è morto a Napoli

Una lapide commemorativa all'interno della villa comunale ricorda Heinrich Schliemann, l'uomo che per primo scoprì le rovine dell'antica Troia

L’uomo che scoprì Troia è morto a Napoli

L’uomo che scoprì Troia è morto a Napoli

Tra le tante targhe commemorative presenti nella villa Comunale, ce n’è una che sfugge ai più, perché ubicata in una zona poco frequentata del parco, vicino all’acquario: quella di Heinrich Schliemann, l’uomo che riportò alla luce la città di Troia.

Appassionato sin da piccolo di Omero e affascinato dalla cultura greca e romana l’archeologo Tedesco, dopo anni di studi dell’Iliade e dell’Odissea, nel 1871 decise finalmente di partire alla ricerca della città di Ilio. Accompagnato da altri ricercatori e studiosi identificò Troia nella collina di Hissarlik. Giunto sul posto, iniziò subito le ricerche. Dopo poco tempo accadde l’inaspettato: Troia esisteva davvero! Proprio come Omero l’aveva descritta nel suo poema, le mura ciclopiche avvolgevano ,ormai, i resti della città, impossibili da distruggere ma superate solo dall’ingegno di Ulisse, mediante lo stratagemma del cavallo di legno.

Ma non è tutto. Egli riuscì a scoprire anche il tesoro di Priamo, re della città e padre di Ettore, dal valore inestimabile (circa 8700 pezzi d’oro). L’archeologo decise di portarlo in Germania e per questo fu accusato dai Turchi di esportazione illegale e costretto a pagare un multa salatissima. Durante la seconda guerra mondiale il tesoro però finì nelle mani dei sovietici, che lo conservano ancora gelosamente, nonostante le tante rivendicazioni dei Turchia. Inoltre recatosi presso Micene riuscì ad individuare l’agorà della città ed una serie di tombe a pozzo e a cupola. La scoperta più importante fu sicuramente la maschera di Agamennone (la cui autenticità è stata messa in dubbio alla fine degli anni 70) conservata attualmente nel museo di Atene.

Maschera di Agamennone
La maschera di Agamennone conservata presso il museo archeologica nazionale di Atene

Vi starete chiedendo come mai è morto proprio a Napoli. Ebbene, dopo aver fatto queste notevoli scoperte si recò nella città partenopea affascinato dalla città di Pompei. Era deciso a fare ulteriori scavi per riportare alla luce nuovi reperti. Ma il caso volle che egli morì a Napoli, la città che fonde in un mix perfetto la cultura greca e romana, mentre aspettava l’ autorizzazione per iniziare i lavori.

-Valerio Iovane

 

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