La magia che salvò la chiesa del Gesù Nuovo

Un palazzo di 600 anni fa, una storia di conquiste, incendi, distruzioni e razzie. Ci provarono anche le bombe degli americani a distruggerlo, ma un vero e proprio miracolo salvò la chiesa. Merito forse delle sue pietre magiche?

Chiesa del Gesù Nuovo

Mille volte provarono a distruggerla, mille volte è sopravvissuta: parliamo della Chiesa del Gesù Nuovo

E cominciamo con uno shock: in realtà questo palazzo non era una chiesa. 
Nacque infatti nel 1470 come il palazzo nobiliare più bello della città ed apparteneva alla famiglia Sanseverino, nota per le sue ricchezze immense. All’inizio aveva un immenso giardino interno, con una meravigliosa fontana e ricchi decori rinascimentali.

Fu la casa degli intellettuali che riuscirono ad allontanare l’inquisizione spagnola da Napoli nel 1547 (per motivi politici più che religiosi!), ma il viceré Pedro de Toledo ebbe una risposta durissima: tutti i congiurati videro i loro beni confiscati e le loro famiglie caddero in rovina. Situazione ideale per la Chiesa, che ne approfittò per acquistare nuovi terreni ed espandere il proprio potere. 
Accadde proprio così per Palazzo Sanseverino: i Gesuiti comprarono il palazzo e decisero di convertirlo in una immensa chiesa, per giunta in un luogo strategico: nel ‘500, infatti, Piazza del Gesù era una delle poche piazze nel centro di Napoli. Situazione ideale per una chiesa!

Durante la sua storia fu conteso fra gesuiti, francescani e Borbone, che, di volta in volta, hanno affidato la cura delle numerose ristrutturazioni a Ferdinando Fuga, Cosimo Fanzago, Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Luca Giordano e tutti i più grandi artisti napoletani degli ultimi 400 anni. Un po’ come il Duomo di Napoli, la Chiesa del Gesù Nuovo fu il punto di incontro in cui collaborarono fra loro 5 generazioni di artisti che in vita non avrebbero mai potuto incontrarsi. 


Dopo aver resistito all’inquisizione, agli infiniti lavori ed ai numerosi incendi che hanno più volte distrutto gli interni della chiesa, Palazzo Sanseverino riuscì a sopravvivere anche alla guerra: durante un bombardamento del 1943, gli aerei alleati provarono a spazzar via il centro storico della città, ma la bomba che avrebbe dovuto distruggerlo cadde di fronte all’altare e rimase inesplosa. La vicina Santa Chiara, invece, fu rasa al suolo.
Tutt’ora è esposto l’involucro dell’ordigno all’interno della chiesa, vicino alla cappella di Giuseppe Moscati.

Nonostante i cinquecento anni di dominio della Chiesa, una piccola traccia dei Sanseverino è rimasta. Anzi, una grande traccia, un messaggio, un racconto di un’epoca in cui la magia era scienza, è impresso sulla facciata del palazzo. Una unione fra laico e cristiano, magia e fede, eretico e religioso. 

Si dice infatti che le pietre del palazzo siano magiche e contengano le note di una melodia che aveva come scopo la protezione della casa dei Sanseverino da eventi maligni. Nessun prete lo scoprì prima del 2010 e, fra lo scetticismo dei materialisti e l’amore napoletano per la magia, nel dubbio è bene ringraziare.

-Federico Quagliuolo

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