La fontana abbandonata di Capodichino

A Calata Capodichino c'è una fontana abbandonata che oggi rischia di crollare. Pochi la conoscono, eppure, nell'indifferenza, sta per andar via un pezzo della storia di Napoli.
Fontana Secondigliano

Oggi ci troviamo a Capodichino e vogliamo raccontarvi una storia che non vi parla di orgoglio e vanti, ma che ruota attorno a una storica fontana.

Una fontanella rovinata è l’ultima testimonianza delle antiche tradizioni contadine della periferia di Napoli, oggi completamente abbandonata.

Calata Capodichino fu infatti una strada voluta da Ferdinando IV per collegare le terre di lavoro di Secondigliano al centro della città. (La strada però era assai famosa fra i napoletani, dato che era considerata pericolosissima e piena di ladri!).

Il cammino da Secondigliano a Piazza Mercato, però, era piuttosto lungo e gli animali avevano bisogno di un punto di ristoro a metà strada, in modo da bere e riposarsi.
Ci vorranno 150 anni dalla nascita della strada per vederlo sorgere: ci pensò con una donazione spontanea la Duchessa Elena D’Aosta, discendente della nobilissima famiglia dei regnanti francesi D’Orleans: Elena, infatti, era legata a Napoli da un fortissimo affetto, tanto da trasferirsi nella Reggia di Capodimonte fino alla sua morte.
Amatissima dai napoletani, ricambiava l’affetto della popolazione finanziando la costruzione di opere pubbliche, fra cui proprio questa fontana ed altre, come quella di Capodimonte.
I residenti più anziani di Secondigliano e Capodichino ancora oggi ricordano i propri genitori che portavano gli animali ad abbeverarsi alla fontana, prima di scendere al mercato a vendere i prodotti della terra.

Poi finì la guerra, arrivò il benessere, i palazzi, l’urbanizzazione: le campagne diventarono cemento e gli animali morirono nelle stalle per far posto alla Vespa e alla nuova Fiat 500.

E la fontana, dopo gli anni ’80, fu lasciata fra le erbacce, la spazzatura e le siringhe dei tossici. Oggi il muro sul quale è posizionata è in pessime condizioni e rischia di trasformarsi nella lapide di una piccola parentesi della storia umile di Napoli.

-Federico Quagliuolo

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