La fontana abbandonata di Capodichino

A Calata Capodichino c'è una fontana abbandonata che oggi rischia di crollare. Pochi la conoscono, eppure, nell'indifferenza, sta per andar via un pezzo della storia di Napoli.

10496943_1542988295980631_7770336576346536051_o

Oggi ci troviamo a Capodichino e vogliamo raccontarvi una storia che non vi parla di orgoglio e vanti, ma che ruota attorno a una storica fontana.

Una fontanella rovinata è l’ultima testimonianza delle antiche tradizioni contadine della periferia di Napoli, oggi completamente abbandonata.

Calata Capodichino fu infatti una strada voluta da Ferdinando IV per collegare le terre di lavoro di Secondigliano al centro della città. (La strada però era assai famosa fra i napoletani, dato che era considerata pericolosissima e piena di ladri!).

Il cammino da Secondigliano a Piazza Mercato, però, era lungo e gli animali avevano bisogno di un punto di ristoro a metà strada, per bere e riposarsi.
Ci vorranno 150 anni per vederlo sorgere: ci pensò con un atto d’amore la Duchessa Elena D’Aosta, discendente della nobilissima famiglia dei regnanti francesi D’Orleans: Elena, infatti, era innamoratissima di Napoli, tanto da trasferirsi nella Reggia di Capodimonte fino alla sua morte.
Amatissima dai napoletani, li ringraziava finanziando la costruzione di  opere pubbliche, fra cui proprio questa fontana e tante altre in giro per la città.
Molti residenti di Secondigliano e Capodichino ancora oggi ricordano i propri genitori che portavano gli animali ad abbeverarsi alla fontana, prima di scendere al mercato.

Poi finì la guerra, arrivò il benessere, il cemento, i soldi: le campagne diventarono palazzi e gli animali morirono nelle stalle per far posto alla nuova 500. E la fontana, dopo gli anni ’80, fu abbandonata alle erbacce, alla spazzatura ed alle siringhe dei tossici. Oggi il muro che la regge rischia di crollare, portando nella tomba una piccola parentesi della storia umile di Napoli, con pochi rimpianti da parte della popolazione.

Una ordinaria storia di abbandono, che forse dimostra come, per battersi il petto e piangere il passato perduto, spesso è necessario solo sentire il nome di qualche monumento importante

-Federico Quagliuolo

More from Federico Quagliuolo

“Diario Notizioso”, a Napoli il primo quotidiano d’Italia

Il primo quotidiano in Italia nacque a Napoli e fu un giornale...
Read More