Il segreto della misteriosa ferita nel Maschio Angioino

Il Maschio Angioino riporta sulle sue mura una antica ferita risalente a tanto tempo fa. L'incredibile storia nascosta dietro quel frammento di muro distrutto

Avete mai notato questa frattura fra le mura del Castel Nuovo (o Maschio Angioino)?

La fortezza Angioina, Aragonese e Borbonica ne ha passate veramente tante nel corso dei suoi 700 anni di vita: bombardamenti, saccheggi, sommosse, incendi, crolli, guerre e, ultimo ma non ultimo, l’abbandono.
E, di ogni evento storico, di ogni re e di ogni epoca, rimane una traccia indelebile sulla fortezza: cosa è allora questa ferita?

C’è chi pensa che questa ferita sia dovuta ai tempi delle guerre fra baroni di Re Ladislao, c’è invece chi crede che Carlo VIII di Francia abbia squarciato le mura del castello nel 1494, durante il saccheggio di Napoli.

In realtà il danno risale sicuramente al 1943.
Nel porto di Napoli, infatti, era ormeggiata una nave chiamata “Caterina Costa“, che al suo interno trasportava circa 8000 quintali di carburante, 1500 munizioni e circa una decina di carri armati.
Una mattina del 28 Marzo, mentre gli americani erano ormai alle porte, la nave stava subendo alcune riparazioni prima di partire verso l’Africa.
Nessuno saprà mai cosa andò storto, ma, improvvisamente, scoppiò un incendio e, in pochissimi minuti, dal portò si sentì il ruggito di un gigante che fece scuotere addirittura la lontanissima Capodimonte: la nave era esplosa, spazzando via l’intero Rione di Sant’Erasmo.
I pezzi della nave e dei carri armati volarono per tutta Napoli, arrivando addirittura sulla collina del Vomero, entrando nelle finestre come proiettili, piovendo sulla testa dei cittadini come un bombardamento inaspettato: morirono immediatamente 600 persone e ne furono ferite 3000. In totale, si contarono oltre tremila morti, per conseguenze annesse all’evento dell’esplosione: molte persone morirono infatti per complicazioni polmonari qualche mese dopo l’esplosione, centinaia di altre morti furono portate da eventi collaterali, come ad esempio un signore che, al Vomero, fu travolto dal carro di un cavallo impazzito per la paura.
Addirittura volò parte di un carrarmato sul tetto di un palazzo a Via Medina.

Anche le successive indagini non riuscirono mai davvero a capire quale fosse l’origine di questa esplosione: chi parlò di bomba, chi di attacco vigliacco dei nemici, chi ancora afferma che si sia trattato di un sabotaggio. L’unica certezza è che, come tutti gli atti più vigliacchi di guerra, a farne le spese furono migliaia di cittadini. 

Ed il danno al Castello?
Non si sa cosa realmente abbia creato questo sfregio. Forse un pezzo di lamiera dello scafo, forse qualche frammento di cannone. Forse, secondo teorie molto accreditate e verosimili sostenute da numerosi storici, non fu affatto lo scoppio della nave a crear danni al castello, ma un vigliacco e maldestro tentativo di una scarica di artiglieria tedesca che, da Piazza Borsa, per creare il maggior numero di danni, colpì con un proiettile il muro del Castel Nuovo, creando lo sfregio che ancora risveglia tanti orrori nei ricordi dei napoletani più anziani.
L’unica certezza è che, come la cicatrice sul volto di un nonno, il Maschio Angioino rimarrà lì, eterno, per raccontare i dolori di Napoli anche quando l’ultimo testimone dell’ultima guerra non avrà più voce per farlo.

-Federico Quagliuolo

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