Giuseppe Pisanelli, il padre del primo codice civile italiano

Giuseppe Pisanelli, padre del Codice Civile Italiano. La vita avventurosa di un uomo che, fra luci ed ombre, fu uno dei più grandi giuristi cresciuti a Napoli
Giuseppe Pisanelli busto
Il busto di Pisanelli nella Villa Comunale di Lecce

Il primo Codice Civile italiano porta il nome di “Pisanelli”. Un nome sconosciuto, che oggi è rico il padre del primo codice civile italiano fu un illustre studente dell‘Università di Napoli e uno dei massimi esponenti della scuola napoletana di diritto.

Nato a Tricase, nella provincia della bellissima Lecce, Giuseppe Pisanelli visse la sua intera vita viaggiando fra Napoli e Torino.
Giovane, intraprendente ed affamato di sapere, fu un grande esponente della scuola giuridica napoletana.
Dopo essere stato Ministro della Giustizia a Napoli nel 1849 a soli trent’anni, viaggiò a Parigi ed a Torino per stringere la mano ai più grandi professori di diritto dell’intera Europa.

Era tempo di cambiamenti e, ormai cinquantenne nel 1861, Pisanelli sognava di essere il padre di una Italia che in futuro sarebbe diventata una delle più grandi potenze europee.
Un personaggio che, però, cela un lato oscuro.

Sognatore, spinto dal suo zelo e dall’ideale di una Italia unita, si impegnò in prima persona nella repressione del brigantaggio, firmando leggi che costarono la vita a migliaia di persone, sulla scia della più famosa Legge Pica.
Le direttive per la repressione del brigantaggio furono così feroci che la Guardia Nazionale dell’Aquila inviò a Pisanelli un comunicato ufficiale in cui rifiutò di applicare le nuove leggi, “perché non abbiamo dimenticato gli incendi e le atrocità commesse dai garibaldini“.

Ma Pisanelli, in accademia e in parlamento, fu anche uno dei più grandi professori di diritto che il Paese abbia conosciuto: firmò il primo Codice Civile e di Procedura Civile in Italia, nel 1865.
Fu un testo così moderno che anche il codice civile attuale, datato 1942, si ispira per larghi tratti al codice steso e firmato da Pisanelli 150 anni fa.
Fu lo stesso Pisanelli che, nei suoi studi, spiegò che la nuova Italia, giuridicamente parlando, era figlia in tutto e per tutto della tradizione giuridica napoletana.

Ma la vita di Pisanelli non si concluse bene:

Dopo una vita passata a combattere per il sogno di una Italia unita, Pisanelli si trovò tradito dagli stessi politici piemontesi che appoggiò con tanto fervore.

Negli ultimi anni da parlamentare, infatti, fu lasciato solo dal suo stesso partito, la destra storica: gli furono promessi numerosi investimenti per il rilancio del meridione, ma le uniche leggi approvate con larga maggioranza dal parlamento torinese (e nel silenzio di molti parlamentari meridionali) erano mirate ad arricchire solo le regioni settentrionali, trasformando, di fatto, il meridione in una provincia.

E così, tagliato fuori dal mondo politico, Pisanelli non riuscì più a farsi eleggere nel parlamento e si ritirò a Napoli per svolgere di nuovo l’attività accademica a tempo pieno. Morì vent’anni dopo l’Unità, in una casa dietro il Museo Nazionale.

E così, nel bene e nel male, il leccese\napoletano Pisanelli rimane uno dei tanti grandissimi giuristi che hanno portato nel mondo il nome della città di Napoli.

Il palazzo che ospitava Pisanelli è stato restaurato nel 2015, dopo anni di abbandono.

La lapide commemorativa, oggi quasi illeggibile, posta sul palazzo nel quale morì Pisanelli

-Federico Quagliuolo

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