Gli struffoli fra storia e leggenda

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Piccole palline di pasta, dapprima fritte e poi coperte completamente da miele servite a tavola fredde e cosparse di confettini colorati ( i “Diavulilli”). Non fate finta di non sapere di che sto parlando. Sono i classici dolcetti che le mamme e le nonne napoletane preparano per la sera del cenone, Natale e Capodanno : sono gli struffoli.
Di origine greca, probabilmente dal termine “strongoulos” o “stroggulos” (letteralmente : di forma tondeggiante) furono diffusi nel XVII secolo a Napoli grazie alle suore che li offrivano come piccoli doni Natalizi. Ci sono tante varianti di questi squisiti dolci, alcuni li fanno con i canditi, altri ne modificano addirittura la forma, ma su un punto sono tutti d’accordo : lo struffolo deve essere piccolo. Il perché è semplice, aumenta la superficie di pasta che entra in contatto con il miele, rendendo tali palline molto più gustose e saporite. Inoltre il binomio pasta/miele si dice che migliori i rapporti familiari.

Come per altri cibi tipici napoletani, anche per gli struffoli esiste una storia:

Si narra che un giorno alla casetta dei sette nani, qualcuno bussò alla porta. Pisolo, ancora assonnato si precipitò ad aprire. Sulla porta era comparso un esserino molto piccolo e grassottello. Quasi pigolando implorò: “Aiutatemi, vi prego! A Natale tutti dovrebbero essere più buoni, ed io buono lo sono davvero. Invece la gente proprio in questi giorni con me diventa cattivissima. Mi insegue, mi annusa, mi palpa. Per favore, tenetemi qui con voi. E’ solo per qualche giorno: dopo l’Epifania, nessuno mi guarderà più fino al prossimo Natale”.
Tra l’ incredulità generale Gongolo, dopo avergli stretto la mano ed aver assaggiato del miele che gli era rimasto sulle dita, strillò : “Dio mio, come sei DOLCE!”.

“Scappando sono caduto in un barattolo di miele. Pur di fermarmi mi hanno tirato dietro di tutto: pezzi di zucca, di arancia e di cedro candito”.
“Vedo, vedo – lo interruppe Brontolo, di malagrazia. – Ce li hai tutti appiccicati addosso, conficcati dentro tutto quel miele.”
“Be’, che vogliamo fare ragazzi? Lo lasciamo entrare? Non vorrei avere dei guai con Biancaneve”, disse Gongolo.
“Ma no – intervenne Dotto. Fino a quel momento non aveva aperto bocca. – Vedrai che sarà contenta di averlo come ospite d’onore al pranzo di Natale, questa PASTA D’UOMO”.

“Grazie, di cuore. “Vi prometto che non vi darò troppo fastidio, in fondo si tratta di pochi giorni” disse l’esserino, abbassando il capo.
“Troppo pochi”, mormorò Dotto, come soprappensiero. “Questo Natale mangerai con noi: anzi, noi mangeremo con te. Sarai l’ottavo nano. Sarai Struffolo!”
-Valerio Iovane

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