La crudele “festa della Cuccagna” a Piazza del Plebiscito

Il Gioco della Cuccagna a Piazza del Plebiscito è una usanza antichissima, oggi dimenticata. Era una festa di sangue, morte, odio e disperazione
Piazza Plebiscito di notte

La festa dell'”albero della cuccagna” era il momento in cui i cittadini napoletani raggiungevano il loro punto morale più basso davanti ai ricchi che ridevano del popolo disperato, una crudele storia del 1600 che aveva luogo nell’antico Largo di Palazzo, oggi nota come Piazza del Plebiscito:
ci troviamo nel momento più buio della storia Napoletana, con un popolo devastato dalla povertà, dalla fame e dal malgoverno dei viceré, in occasione di festeggiamenti pubblici, veniva ordinata e finanziata dai nobili la costruzione di magnifiche e gigantesche macchine, da piazzare al centro del Plebiscito.

All’interno di torri alte anche venti metri venivano piazzati beni di ogni genere, dai gioielli al bestiame ancora vivo, poi, all’esterno, venivano esposte anatre e maiali crocifissi, che mugolavano per ore in preda al dolore e colavano sangue dai loro corpi dilaniati. Tutto a disposizione di un popolo di straccioni che, alla vista di un simile spettacolo di denari e sangue, si esaltava con una ferocia diabolica, provando in ogni modo a parteciparvi, tanto che le strutture dovevano essere sorvegliate 24 ore su 24 da guardie armate.

Il giorno dello spettacolo era annunciato addirittura con decreti del viceré: così, dopo aver dato il via ai festeggiamenti con un colpo di cannone, il Plebiscito diventava un colosseo dei tempi moderni: il viceré ed i nobili, affacciati ai loro balconi, sogghignavano nel vedere il popolo miserabile che si accoltellava, lottava, smembrava vivi gli animali che, impazziti, fuggivano e scalciavano nella speranza di sopravvivere a diecimila e più pezzenti affamati e violenti.
Spesso, poi, a causa del peso eccessivo che erano costretti a reggere, i mausolei della cuccagna crollavano su sé stessi, uccidendo decine di persone sotto le travi di legno marcio.

Albero della Cuccagna Plebiscito Napoli
L’albero della Cuccagna dipinto da Antonio Joli, nel ‘700

Ma non finiva qui: spesso, fra la folla che, nella ressa, cedeva ad ogni forma di bassezza morale, si nascondevano uomini armati, pronti a vendicare nel sangue questioni personali, più che a partecipare al gioco della Cuccagna.
Ecco così che il gioco, già perverso di sua natura, diventava il segreto teatro di regolamenti di conti e violenze private, una guerra di poveri per le risate dei ricchi. 
E, dal balcone del Palazzo Reale, sadicamente i ricchi assistevano ad una infernale sinfonia di urla, sangue, coltelli e singhiozzi. Lo racconta inorridito proprio il Marchese De Sade in un suo viaggio a Napoli.

Questi truculenti spettacoli continuarono fino a quando Francesco I di Borbone non ne ordinò la fine, disgustato per tradizioni così violente e primitive. Il popolo, però, non accolse bene questa notizia: in tutta Napoli ci furono numerose manifestazioni di protesta da parte di pezzenti che desideravano continuare quel gioco orribile.
Duecento anni dopo l’ultima cuccagna, il silenzioso Plebiscito finge di aver dimenticato il suo passato violento, con un popolo che prima si azzanna, poi, nel 1799, si ribella agli stessi potenti che prima lo affamavano.


Quando si guarda piazza del Plebiscito non bisogna rimanere solo abbagliati dalla sua magnificenza: come ogni grande monumento, infatti, nasconde lacrime, disperazione e sangue di un popolo dimenticato dalla storia dei potenti. Ed oggi, nella ressa per il concerto di Springsteen, per il Festivalbar e per il Capodanno, l’antichissima piazza continua a svolgere il suo ruolo di silente osservatrice del popolo napoletano: da teatro del panem et circenses a compagna delle più sanguinose rivolte contro i regnanti oppressori.

-Federico Quagliuolo

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