La storia siamo noi: il Museo Archeologico Nazionale

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La storia siamo noi.

Ebbene si, l’imponente museo archeologico di Napoli, uno dei primi costruiti in Europa, può vantare il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia e la più grande collezione greco-romana d’Europa.

E chi l’avrebbe mai detto che il palazzo, situato in piazza Museo, nasce nel 1586 inizialmente come caserma di cavalleria su commissione di Don Pedro Giron, vicerè di Napoli. Nel 1612 poi si trasforma diventando “Palazzo dei Regi Studi”, sede della nuova università progettata da Giulio Cesare Fontana. Lo rimane fino al 1776 quando poi cambia ulteriormente e diviene “Real Museo Borbonico” con collezioni archeologiche provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia. Finita la dominazione borbonica, il Museo fu titolato “Nazionale” da Garibaldi, inglobando le collezioni archeologiche, artistiche e bibliografiche dai re Carlo III, Ferdinando IV, Francesco I e Ferdinando II di Borbone. Agli inizi del 1900 si liberaron nuovi spazi nel palazzo permettendo sistemazioni di singole collezioni in grosse aree dell’edificio, operazione resa possibile grazie al trasferimento nel 1925 della Biblioteca nel Palazzo Reale e nel 1957 della Pinacoteca nell’attuale Museo di Capodimonte.

Rimasero così in questa sede soltanto le ricche collezioni di antichità, cosicché il Museo iniziò ad assumere dal 1958 in poi la sua odierna identità di Museo Archeologico.

Suddivise su tre piani, le sezioni del museo sono otto: Collezione Farnese, collezioni pompeiane, settore topografico, sezione egizia, collezione epigrafica, sezione numismatica, salone della Meridiana(come vedete in foto, a parer mio di grandissimo impatto visivo) e stazione Neapolis che espone i reperti degli scavi rinvenuti nella metropolitana di Napoli.

La cosa triste è che alcune sale son chiuse a causa di mancanza del personale mentre altre chiudono a determinati orari. Insomma, da brava napoletana che ama la sua città e vorrebbe far vedere al mondo quanto vale, trovarsi porte chiuse in faccia non è il massimo. Credo comunque sia il caso di ringraziar i vecchi e cari nonni Borbone per questo spettacolo nazionale e internazionale che abbiamo solo noi qui a Napoli.

-Mariagiovanna Guillaro

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