La morte nella chiesa del Purgatorio ad Arco

Santa Maria del Purgatorio ad Arco

“Di morte mangerai, che mangia gli uomini,
e il morir finirà, morta la morte.”
(William Shakespeare)

Santa Maria delle Anime del Purgatorio, altrimenti nota come Purgatorio ad Arco o chiesa d’’ e cape ‘e morte.

Camminando per Via dei Tribunali, la si nota subito: all’ingresso spiccano due teschi in bronzo con tibie incrociate. I simboli mortuari si ripetono per tutta la facciata, anticipando qualcosa di tetro e inquietante, ma estremamente affascinante, che si cela al suo interno. Si tratta di un gioiello dell’arte barocca napoletana, annesso all’omonima Congregazione fondata nel 1604, con lo scopo di raccogliere fondi per celebrare messe in suffragio delle anime del Purgatorio. Nella chiesa, il riferimento alla morte è costante, come attestano sculture rappresentanti teschi alati, tibie, femori incrociati e dipinti del Vaccaro e del Giordano.

E ancora più il tema della morte viene affrontato nella sua cruda realtà nel cimitero sottostante.

All’ipogeo si accede scendendo una tortuosa scala di ferro, che immette in un ampio e tetro ambiente, in fondo al quale c’è un altare sormontato da una grande croce nera. Oggi in questo spazio non si recitano più messe, ma nel Seicento, in pieno periodo di peste, venivano celebrate decine di funzioni religiose al giorno. Bisogna allora figurarsi la scena: nella semioscurità di quelle tetre volte, appena rischiarate dalle candele e dai lumi a olio, e rese opprimenti dall’odore dei fiori e dal lezzo dei corpi in disfacimento, il sacerdote impartisce l’estrema benedizione a colui che, con ogni probabilità, seguirà presto nella tomba.
A sinistra di questo fosco ambiente, uno stretto corridoio porta all’ossario, dove, in molti loculi a vista, sono esposti crani anonimi, appartenenti per lo più al popolo umile, ma anche ad aristocratici, a principi e principesse.

Quella di Santa Maria delle Anime del Purgatorio è una promiscuità al tempo inconcepibile, resa possibile solo dalla morte livellatrice.

Roberta Montesano

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