San Carlo all’Arena: la storia del Cristo spezzato

cristo spezzato

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“rimettere insieme i pezzi”

È questa la storia del crocifisso di San Carlo all’Arena, opera in marmo realizzata da Michelangelo Naccherino nel 1599. Un Cristo che in pochi conoscono, ma non per questo secondo al celebre Cristo velato di Cappella Sansevero. La statua fu lustro della chiesa fino al disgraziato incendio del 1926: il crocifisso si staccò dalla parete e precipitò al suolo dove si frantumò in mille pezzi. Ferite medicate come si poteva fare all’epoca, un po’ di colla e amore. Delle braccia non si è mai trovato nulla.

cristo spezzato

cristo spezzatoOggi il Cristo è posto in una delle cappelle della chiesa a pianta ellittica, adagiato su un letto di velluto rosso, circondato da fiori. Il suo viso è dolce e la sua espressione è rassicurante, non sofferente, come se una volta sceso dalla croce si fosse rilassato.

Ma rimangono le cicatrici che ricordano la terribile disgrazia che provocò ingenti danni alla chiesa. Le stesse cicatrici che ricordano qualcosa di molto più importante: l’amore dei fedeli, in un’epoca dove le cose rotte andavano aggiustate e non buttate via.

 

 

 

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