San Biagio dei Librai e San Gregorio Armeno

10353397_1424370534509075_5696762076245990177_oQuesta sera ci troviamo nell’incrocio fra S.Gregorio Armeno e Via S. Biagio dei Librai (…chiamato anche S.Biagio Maggiore o Santo Jasso, dai napoletani).
E se vi dicessi che San Gregorio e San Biagio erano “vicini di casa” anche quand’erano in vita?

Durante le festività Natalizie è carica di una folla chiassosa, rumorosa, soffocante. Questa strada e le sue botteghe sono state il centro del turismo a Napoli anche nei periodi più bui della città.
Come la strada è rimasta da sempre l’unico saldo appiglio per il turismo in città, così, ben 1700 anni fa, questo luogo fu l’ultima speranza di salvezza per le monache che fuggirono dalle persecuzioni in Armenia, insieme alle reliquie del loro santo protettore, San Biagio di Sebaste.

La storia di fughe con reliquie non è nuova e infatti, pochi metri dopo, fu nascosta la testa di un connazionale di S.Biagio: il ben più famoso Gregorio Illuminatore, vescovo e patrono dell’Armenia. Per gli amici, S. Gregorio Armeno.

La storia di San Biagio non fu meno tormentata, ma indubbiamente fu meno fortunata: morì immediatamente dopo la concessione della libertà di culto nell’Impero Romano e, quando in Armenia fu praticata l’iconoclastia, furono portate via le ossa del santo in numerose città, fra cui anche Napoli.
L’edificio nacque nel 1631 ad opera del Cardinale di Napoli, come ringraziamento per le molte grazie ricevute ai malati di gola.
I negozianti della zona erano gran parte librai e decisero di prendersi cura di quella chiesa: da qui nasce il nome “San Biagio dei Librai”.
Ed ecco un’altra storia che mostra quella vocazione internazionale che scorre nel sangue di Napoli, quanto le ossa stesse della città parlino anche lingue orientali.

-Federico Quagliuolo

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