‘O rre ‘re purtualle – la fiaba del Re delle Arance

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Cosa c’entrano Harry Potter, gli Hobbit e gli orchi con Napoli ed Ischia?
Scopriamolo con questa antica storiella tramandata a voce dai nonni, che racconta come Napoli sia stata il punto d’incontro di tutte le culture europee.

‘o rre ‘re Purtualle – Il re delle arance

Il re di Napoli, tanto tempo fa, aveva un bellissimo aranceto che faceva invidia a tutto il mondo.
L’unico problema, però, sorgeva dal fatto che ogni giorno sparivano numerose arance dagli alberi e nessuno capiva chi riuscisse ad intrufolarsi nottetempo. Nonostante le numerose sentinelle di guardia, infatti, nessuno riusciva a capire come il ladro potesse rubare decine di arance ogni notte.
Allora il primo dei tre figli del Re decise di passare la notte nel giardino, per uccidere il ladrone. Il giorno dopo non fece più ritorno.
La notte seguente, il secondo figlio disse “lo vendicherò io!” e si inoltrò nel giardino. Neanche lui fece più ritorno.

Il Re, preoccupatissimo, chiese al terzo figlio di non avventurarsi da solo nel giardino perché altrimenti sarebbe rimasto senza discendenti, ma il ragazzo aveva già architettato una trappola: si nascose in un cespuglio vicino all’albero più bello del giardino e così scoprì il trucco: il ladro usciva da una botola, prendeva le arance e spariva poco dopo sotto terra.
Deciso a vendicare i suoi fratelli, il giovane si armò di tutto punto e scese nella botola, ma, dopo aver percorso migliaia e migliaia di scale, si trovò in un luogo sconosciuto.
Sentì allora alle spalle la voce di un vecchio: “tu sei nell’aldilà! Non dovresti star qui.”
“Voglio vendicare i miei fratelli ed uccidere il ladro delle arance, che è scappato qua”
“Quel ladro è un potentissimo mago. Non puoi ucciderlo!”.
Dopo numerose insistenze, il giovane riuscì a farsi indicare dal vecchio la strada: “ci saranno quattro case: le prime tre sono del Sole, della Luna e delle Stelle. Non bussare alle loro porte, altrimenti ci sarà una sciagura. La quarta casa, invece, sarà quella del mago”.

Il giovane si avviò, ma non seppe resistere alla curiosità: bussò alla porta della luna, delle stelle e del sole. Ed in tutte le tre case trovò tre ragazze, una più bella dell’altra, prigioniere del mago.
Arrivato alla quarta casa, acquattatosi sotto la finestra, aspettò il mago per ucciderlo, ma trovò i suoi due fratelli, anch’essi prigionieri, che gli dissero: “Il mago è immortale: il suo cuore si trova in una pietra all’interno della pancia di un porcospino. Dovrai uccidere prima quest’animale, poi dovrai rompere la pietra sulla testa del mago”.

Al che, il giovane partì alla ricerca del porcospino e, dopo numerose peripezie, riuscì ad ucciderlo.
Tornò vittorioso alla casa del Re e, con l’aiuto dei due fratelli, tese al mago un’imboscata, nella quale riuscì ad uccidere il mago, una volta e per tutte.
Sulla strada del ritorno, i tre fratelli liberarono le ragazze imprigionate nelle case di Sole, Luna e Stelle e, una volta fuggiti dall’aldilà, si sposarono, festeggiando l’evento a Palazzo Reale con una bellissima festa.

E vissero tutti felici e contenti.

Ascoltata di persona da una anziana signora di Barano d’Ischia, dopo alcune ricerche l’ho ritrovata in una versione diversa sul bellissimo libro “Fiabe di mare e di terra” di Ugo Vuoso.
Questa fiaba, come afferma lo stesso Vuoso, si tratta di una rielaborazione napoletana di numerosi miti nordeuropei, che sono giunti ai giorni nostri attraverso tante opere letterarie: l’anima del cattivo rinchiusa in un oggetto (qualcuno mi dice Horcrux di Harry Potter?), il viaggio in una “Terra di Mezzo” (e chi vuol capire, capisca), gli animali magici (di origine greca) e principesse (di antica origine nordica) e, infine, la discesa nel mondo dei morti e l’incontro con la fanciulla. Da Dante a Proserpina a centomila altri miti di ogni altra cultura mondiale.
Tutto in una fiaba, tutto a Napoli.

-Federico Quagliuolo

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