Non è vero ma ci credo

Qual è la differenza tra malocchio e iettatura? Come possiamo proteggerci da chi ci porta sfortuna? Potrebbe bastare un semplice cornetto!

Non è vero ma ci credo
Essere superstiziosi non è un atteggiamento solo napoletano. La iettatura affonda le radici in un passato ben più antico. Per i Greci era “Alexiana”, per i Romani “fascinum”. Nessuno però aveva dato un volto a colui che portava sfortuna. Questo poteva farlo solo un napoletano. Il vestito nero, il naso adunco il collo lungo e l’ espressione malinconica sono il perfetto ritratto dello iettatore che, augurandosi il male altrui, è per definizione pessimista ed invidioso.


Ma qual è la differenza tra “iettatura” e “malocchio”? La prima trae origine dal verbo “iettare”, e indica l’azione di chi agisce senza consapevolezza; la seconda invece, è una pratica per lo più esercitata da stregoni con l’intento di provocare sciagure al prossimo.


Come ci si può proteggere? Un cornetto (che evoca il fallo, simbolo di vita) di avorio, rame, ferro o legno (altri materiali non avrebbero effetto); un ferro di cavallo, soprattutto se munito di chiodi; tenere indice e mignolo puntati verso l’alto, altra rappresentazione fallica. Ci sono mille modi. Singolare è per esempio ciò che avviene in Calabria, dove si sputa tre volte sul viso del bambino per proteggerlo dal malocchio.


Si racconta di un grande iettatore, il duca Ventignano Cesare della Valle, ritenuto uno “iettatore prodigio”: la madre morì di parto ,la balia a cui fu affidato perdette tutto il latte, entrò nel San Carlo e il teatro prese fuoco e poco dopo aver baciato la mano di Pio VII questi morì. Un altro terribile iettatore fu l’archeologo Andrea de Jorio a cui Alexandre Dumas diede la colpa della morte di Ferdinando I. La sua tomba è situata all’interno del duomo di Napoli ma non bisogna dimenticarsi di proteggersi con degli amuleti. Superstizione, credenza o ignoranza?

Eduardo risponderebbe così:“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

-Valerio Iovane

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