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Napoli Notturna XXIII: la triste morte del Rione Santa Lucia

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Per la puntata numero 23 di Napoli Notturna ci troviamo in una Santa Lucia che nessuno conosce: foto di Valeria Sironi, testo di Federico Quagliuolo.

Questo scorcio è l’ultimo rimasuglio di un lontano ricordo, una reminescenza di una intera cultura sventrata, distrutta ed eliminata come la memoria di tanti napoletani, vinti e sconfitti.

Le strade ed i palazzi che prima erano il cuore del quartiere di Santa Lucia, infatti, adesso sono diventati uno sfondo, una accozzaglia di ruderi malmessi e fatiscenti coperta da una magnifica cornice creata alla fine del 1800: come per Corso Umberto, l’operazione fu solo di facciata e gli edifici più vecchi sono ancora esistenti.

Via Serapide è un luogo che in pochi centimetri condensa i segni di tutte le ferite che ha avuto la nostra città negli ultimi centocinquant’anni: partendo dai palazzi ottocenteschi, salendo la scala di fronte, si trova ancora una piccola torre che, chissà, tanti anni fa era un faro dal quale i pescatori guardavano il mare.
Dietro questa torre, poi, sorge un gigantesco palazzo di sei o sette piani, parente dei mostri degli anni ’70 che hanno invaso le colline di Napoli.

Santa Lucia ed i suoi abitanti, come se non bastasse, furono cancellati dalla storia proprio per mano dei piemontesi: come ci racconta Ferdinando Russo, furono i cittadini di Santa Lucia ad essere i più irriducibili sostenitori dei Borbone, cosa inaccettabile per i nuovi arrivati.

Si raccontano diverse storie sul legame fra i Borbone e Santa Lucia: Ferdinando II, ad esempio, girava sempre senza scorta dalle parti di Via Serapide, dato che qui si vendevano i migliori frutti di mare di Napoli ed il Re ne andava pazzo.
Oppure, quando fu esiliato Francesco II a Parigi, Vincenzo Gemito gli regalò una piccola scultura che ritraeva un luciano con un’anfora d’acqua, proprio per ricordargli i luoghi della Napoli che più amava.
Quando infine Liborio Romano diede potere ai camorristi per tenere a bada i napoletani, tutti i cittadini di Santa Lucia insorsero violentemente contro gli scagnozzi del ministro garibaldino.
Lo stesso Romano, poi, disse espressamente che “i Luciani non potranno mai essere nominati guardie cittadine” (che sarebbero i camorristi!)

Questa lealtà fu punita severamente: i luciani, ridotti in miseria, furono in massa espropriati ed abbandonati dallo Stato durante il Risanamento.
Poveri, disperati e senza più una casa, gli abitanti di Santa Lucia decisero di abbandonare la loro terra, diventando di fatto i primi emigranti italiani verso le Americhe.
E così il mare, l’unico amico che non ha mai tradito i napoletani, diventò l’ultima salvezza di una Napoli che non tornerà più.

Buonanotte a chi amò Napoli

-Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Giornalista e fotografo napoletano, classe 1992. Specializzato in fotografia di eventi, fotogiornalismo e still-life. Speaker per Radio CRC e studente del Master in Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa. Sono il fondatore del gruppo Storie di Napoli, che oggi conta più di 60.000 iscritti su Facebook, due libri pubblicati e svariati premi nazionali. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Ex studente del Liceo Sannazaro ed ho conseguito la laurea ad ottobre 2017 in Giurisprudenza all’Università Federico II. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho poi lavorato per diversi giornali, fra cui Il Denaro e l’Inchiesta Napoli, oltre ad aver diretto il magazine della facoltà di Giurisprudenza. Innamorato della ricerca storica, dei palazzi abbandonati e delle leggende antiche, sogno di poter raccontare un giorno in TV le storie di tutte le città che visiterò.

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