L’Acquaiolo, il mestiere sopravvissuto a Napoli

Acquaiolo Via dei Tribunali
Fotografia di Valerio Iovane

Uno dei mestieri più antichi di Napoli è quello dell’Acquaiolo, ma è tutt’oggi ancora praticato: ci sono ancora dei discendenti dei chioschi a Via dei Tribunali e a Piazza Trieste e Trento.

Per giunta, questo mestiere fu inventato per combattere la crisi del lavoro che colpiva i giovani del popolo napoletano: gli acquaioli erano spesso ragazzi con una età che andava dai 15 ai 25 anni, in cerca di qualche piccolo soldo da risparmiare. Si muovevano con piccoli carretti di legno, mentre i più fortunati riuscivano a comprarsi piccolissimi locali. L’acquisto di un “negozio” era un fatto che portava tale prestigio da essere considerato una vera e propria “dote” da far ereditare ai propri figli, tant’è vero che molte famiglie di acquaioli, ancora adesso, possiedono i piccoli chioschetti, anche se quasi tutti ormai hanno cambiato destinazione d’uso.

L’ acqua che vendevano era quella sulfurea proveniente dal Monte Echia, conosciuta come “ l’acqua d’ ‘e mummarelle”. Le mummarelle erano anfore in terracotta in grado di conservare fresco il liquido.


Le fonti dalle quali gli acquaioli si rifornivano erano principalmente due: quella “frizzante” di Santa Lucia, che scorreva sotto il Monte Echia, e la fonte del Serino, che, dai tempi dei Romani ad oggi, rifornisce d’acqua corrente tutta Napoli.
Gli acquafrescai del Borgo Marinaro furono poi chiamati “Luciani” proprio perché spesso si riunivano attorno alla chiesa di Santa Lucia: si trattava per lo più di giovani e seducenti venditrici che attiravano clienti offrendo loro acqua fresca e dissetante, spesso aggiungendo una spremuta di limone per regalare una bibita dissetante.

I Luciani erano soliti concludere questa “sessione estiva” di mercato con un festa che aveva luogo l’ultima domenica di agosto in onore della Madonna della Catena: essi avevano l’abitudine di tuffarsi a mare e gettavano in acqua chiunque si trovasse a passare a quell’ora per la riviera.

Piccolo detto popolare:
“Acquaiuò, l’acqua è fresca?”
“E’ fresca comm’ ‘a neve!”

Come facevano i venditori a mantenere l’acqua veramente fresca, nonostante il solleone di Agosto?
Con un sistema “rubato” agli antichi romani: merito proprio delle anfore di terracotta che conservavano l’acqua con un’ottima temperatura. Nei locali, invece, l’acquaiolo utilizzava un “frigorifero” d’argilla in cui mettere grossi rifornimenti di vasi.

-Federico Quagliuolo

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