La storia dei colori del Comune di Napoli

Napoli è giallorossa e Roma è bianconera. Non si parla di calcio, ma dei colori del Comune di Napoli!

Napoli è giallorossa e Roma è bianconera.

No, non si parla di calcio, ma dei colori cittadini.
Chi lo avrebbe mai detto, infatti, che Napoli è rappresentata da uno stemma giallorosso da molto più tempo, rispetto a Roma?
Anche durante l’Impero Romano, infatti, la città di Roma era identificata con la figura della lupa, mentre Napoli ha mantenuto i suoi colori inalterati sin dal momento della nascita del simbolo.

Il momento della creazione dello stemma napoletano si perde nella notte dei tempi e ci sono due teorie in merito:
la prima lo ricollega all’imperatore Costantino, che volle legare alla città il colore dell’oro (che ora è diventato giallo), il colore del Sole e, di conseguenza, di Dio, al colore rosso, che è il colore regale per eccellenza, oltre a testimoniare il valore della giustizia e della nobiltà.

la seconda teoria avvicina la città al dominio spagnolo degli Aragona, che avevano nello stemma della casata i colori giallo e rosso, gli stessi della città di Barcellona e della Catalogna.
In realtà, però, questa teoria è stata smentita da una pergamena del 1388 di Angelino Dall’Orto, che, in una mappa della città di Napoli, disegna vicino uno scudetto con i colori giallorossi…che non si tratta dello stemma del Reame, ma solo della città“, a detta dello scrittore, risalgono “ai tempi in cui Napoli era un Ducato libero.

Lo stemma del Comune di Napoli nel 1926: fu uno dei pochi comuni d'Italia a mantenere il fascio littorio al di fuori del proprio scudetto
Lo stemma del Comune di Napoli nel 1928: fu uno dei pochi comuni d’Italia a mantenere il fascio littorio al di fuori del proprio scudetto

La corona dello stemma, infatti, indica in araldica “la comunità“, la Napoli indipendente in quel periodo che va dall’ VIII secolo D.C. fino alla conquista degli Svevi.

A differenza di molte altre importanti città Italiane, la Napoli giallorossa oppose strenua resistenza anche alla riforma culturale fascista: fu uno dei pochi stemmi che all’inizio, anziché essere ridisegnati con un fascio littorio all’interno, il Comune vide affiancato un secondo scudetto fascista, introdotto nel 1928 e rimosso nel 1944. (Solo gli arredi pubblici vedono il fascio inscritto nello scudetto, ma per semplici ragioni di “design”)

Roma, invece, dopo la caduta dell’Impero vide disegnato “d’ufficio” più volte il suo scudetto, che, fino all’epoca napoleonica, alternò i colori giallo-bianchi-rossi della Chiesa ad una lupa in bianco e nero, con una fascia rossa.
Fu il Papa Pio VII, il giorno dopo la sua elezione nel 1800, ad esclamare “questo simbolo è una schifezza, cambiatelo subito!“, imponendo i colori biancodorati alla città di Roma, gli stessi che ancora oggi adotta il Vaticano.

Lo stemma del Comune di Roma, fino all’arrivo di Pio VII

Roma tornerà giallorossa solo nel 1884, quando il sindaco volle riprendere simbolicamente i colori che identificavano la potenza dell’impero che fu capace di civilizzare il mondo intero.

E così, quando un giorno qualcuno dirà che “Napoli è giallorossa“, non si parlerà di calcio, ma del grandissimo orgoglio della città.

-Federico Quagliuolo

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